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La Famiglia saveriana - religiosi, religiose e laici - ha inaugurato il nuovo anno pastorale con tre momenti diversi, ma profondamente intrecciati, come fili che tessono un’unica trama. 

Il primo respiro è stato con i giovanissimi dei gruppi di animazione missionaria: trenta ragazzi e ragazze hanno vissuto un weekend insieme con il diacono Lery e hanno incontrato p. Alessio Crippa, missionario in Thailandia. La sua testimonianza ha spalancato gli occhi e il cuore su una frontiera fragile e difficile: appena 15 famiglie cristiane sparse lungo il confine con la Birmania, in un contesto socio-culturale complesso e sfidante. Una vera missione “in prima linea”, vissuta nello stile della debolezza evangelica (ne parliamo sotto).

Il secondo passo ha avuto il sapore della cultura che si fa profezia. In un tempo in cui Gaza brucia e il mondo sembra anestetizzato dal dolore, abbiamo accolto “Jabra”, spettacolo della compagnia palestinese Inad Theater. In lingua araba con traduzione in italiano, ha raccontato l’infanzia di un bambino tra Betlemme e Gerusalemme: sogni, giochi, frammenti di vita quotidiana che diventano racconto universale. Non solo teatro, ma un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a difendere memoria, dignità e speranza.
Un’ottantina di persone hanno partecipato a questo momento intenso, quasi di preghiera, che non si è fermato alla denuncia di un genocidio, ma ha aperto a una riflessione più ampia sull’impoverimento culturale che stiamo vivendo. Da qui è nata una chiamata chiara: riprendere con coraggio la funzione educativa che ci appartiene, educare alla convivialità delle differenze, all’accoglienza, al rispetto reciproco.

Così il quadro si completa. Missione ad gentes, con Alessio e il volto vivo della frontiera. Pastorale giovanile e vocazionale, con i nostri giovanissimi protagonisti. Sguardo al mondo, con la provocazione del teatro palestinese che apre vie di coscienza e di speranza.
Tre dimensioni, un unico inizio. Non è un semplice programma, ma un atto di fede, di coraggio e di visione. La Famiglia saveriana, fornata da nuovi membri, vuole ripartire quest’anno come pellegrina di speranza, aperta al futuro, immersa nella storia, al servizio del Vangelo, con lo sguardo fisso all’uomo e a Dio.



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