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p.6 Etiopia accordoEtiopia: accordo di pace. Tra il 3 e 4 novembre 2020 iniziavano le ostilità tra l’esercito federale etiope e le milizie tigrine del TPLF. A due anni di distanza, dopo giorni intensi di negoziato condotti dall’Unione Africana a Pretoria, in Sudafrica, è stato raggiunto uno storico accordo di pace tra le parti in conflitto: cessazione permanente delle ostilità, disarmo ordinato, regolare e coordinato, ripristino della legge dell’ordine e dei servizi oltre al libero accesso agli aiuti umanitari e alla tutela di donne e bambini. Resta l’incognita della forte presenza delle truppe eritree all’interno del Tigray. Difficile prevedere lo scenario futuro. Come verranno rimandate indietro le truppe eritree? Quali alleanze nasceranno per l’attuazione degli accordi sul rispetto per la sovranità, l'integrità territoriale e l'unità dell'Etiopia? Intanto, le certezze sono 60mila tigrini sfollati verso i campi profughi in Sudan e 100mila eritrei nei campi profughi tigrini. Quale destino avranno?

p.6 flag of the african unionAfrica unita. L’Unione Africana, nata vent’anni fa, è lontana dal conseguire gli obiettivi ambiziosi che si era proposta. Colpa soprattutto dei tanti leader politici che sabotano i suoi poteri. Eppure questa istituzione spinge il continente a rinnovarsi e a promuoversi. Se limiti e contraddizioni sono evidenti, lo sono anche gli effetti benefici. L’Unione Africana ha reso il continente più forte nei consessi multilaterali: decide la sua posizione quasi sempre in anticipo con l’assenso di tutti gli Stati, come un solo continente. Con quest’Africa unita devono fare i conti tutti gli altri. Dall’altro lato, la “marcia” di Mosca sull’Africa continua e diventa sempre più penetrante. Stringe accordi con diversi paesi, con Mali e Repubblica Centrafricana, la Russia è già diventata il partner principale “sostituendo” persino i vecchi alleati, in particolare la Francia. Mosca sta intensificando i rapporti con i paesi che durante la Guerra Fredda ruotavano nell’area sovietica. Adesso è la volta del Burkina Faso e c’è un accordo con il Congo. Nel mirino, ci sono sempre le materie prime. E l’Africa ricopre un ruolo sempre più significativo nel commercio estero della Turchia attraverso decine di accordi economici. Al primo posto tra i settori dell’export c’è quello delle armi. La strategia è incentrata su frequenti visite bilaterali, vertici del partenariato, forum di economia e affari (l’ultimo ha visto la partecipazione di delegati provenienti da 45 paesi africani), l’apertura di 43 ambasciate turche in 43 nazioni africane (e 37 sono gli stati africani con una sede diplomatica ad Ankara).

Cop27 deludente. Da un lato c’è l’Africa che, facendo fronte comune, considera i combustibili fossili necessari per il proprio sostegno energetico e per l’espansione della propria economia (posizione che fa comodo all’Europa e alle economie industrializzate); dall’altra due studi che segnalano nel mondo l’aumento della CO2 con il rischio di incremento della temperatura di 2,7 gradi a fine secolo. In questo scenario, l’obiettivo dell’1,5 gradi fissata a Parigi nel 2015 appare irraggiungibile. Gli africani denunciano inoltre le mancate promesse fatte al precedente vertice di Glasgow sul clima (Cop26) e in particolare la penuria di finanziamenti che le nazioni ricche devono ai paesi meno inquinanti, rimasti molto al di sotto dei 100 miliardi di dollari promessi ogni anno dal 2020.

Prorogato accordo Vaticano-Cina. La Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, dopo opportune consultazioni e valutazioni, hanno concordato di prorogare per un altro biennio la validità dell’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi, stipulato il 22 settembre 2018 e rinnovato nel 2020. "La Parte Vaticana è intenzionata a proseguire il dialogo rispettoso e costruttivo con la Parte Cinese, per una proficua attuazione dell’accordo e per un ulteriore sviluppo delle relazioni bilaterali, in vista di favorire la missione della Chiesa cattolica e il bene del Popolo cinese”.

Brasile: riconciliazione. La conclusione del processo elettorale “ci chiama ancora di più alla riconciliazione, che è essenziale per il nuovo ciclo che si apre. Ora, tutti, indistintamente, devono accompagnare, esigere e controllare coloro che hanno ottenuto il successo alle urne. L’esercizio della cittadinanza non si esaurisce con la fine del processo elettorale”. Sono le parole dei vescovi del Brasile dopo l’elezione del presidente Lula, che si insedierà dal 1° gennaio 2023. “Possano tutti camminare insieme per costruire una politica migliore, al servizio del bene comune - concludono i Vescovi -, in sintonia con quanto afferma il nostro amato Papa Francesco. Questo è ciò che chiediamo nelle preghiere per il nostro paese”.

Premi e premiati

p.6 Ilwad Elman Fartuun Adanp.6 Dickens Kamugisha attivista ugandeseTre africani sono tra i vincitori del Right Livelihood Award 2022, promosso dall’omonima ong svedese e conosciuto anche come ‘Nobel alternativo’. Fartuun Adan e sua figlia Ilwad Elman, somali, con l’ugandese Dickens Kamugisha sono stati premiati per il loro coraggio nel promuovere i diritti umani e ambientali, nonostante i pericoli affrontati. Adan ed Elman hanno favorito la pace, la smilitarizzazione e i diritti umani in Somalia, di fronte al terrorismo e alla violenza di genere. Kamugisha svolge un coraggioso lavoro per la giustizia climatica e i diritti delle comunità, violati dai progetti energetici estrattivi in Uganda.
Il premio “Pauline Jaricot”, istituito dalla Pontificie Opere Missionarie, è stato assegnato a suor Gloria Cecilia Narváez, religiosa missionaria colombiana, e a p. Pier Luigi Maccalli, il quale ha dedicato questo riconoscimento alla gente di Bomoanga e del Niger. Entrambi i missionari hanno condiviso l’esperienza del rapimento da parte di gruppi jihadisti in Mali e la successiva liberazione.

Iniziative di dialogo

Pace in Ucraina, armonia a Singapore

Al contrario di ciò che si pensi, sin dall’inizio dell’invasione russa, la società civile ucraina si è spontaneamente e coraggiosamente organizzata per contrastare l’occupazione militare attraverso centinaia di azioni nonviolente (disobbedienza civile, manifestazioni, blocchi stradali, evacuazione dei civili, campagne di comunicazione). Azioni che si sono via via spente perché i russi hanno cominciato a sparare ad altezza d’uomo. Alcune iniziative hanno contribuito a fermare l’invasione nel nord del Paese, ostacolando l’occupazione militare nelle sue prime fasi. Allo stesso modo, la nonviolenza ha creato condizioni e strategie per mantenere alta la coesione sociale delle comunità di fronte alla paura e all’incertezza causate dall’invasione. L’indagine è opera di due organizzazioni pacifiste catalane che hanno raccolto ben 235 esperienze. Secondo gli autori del rapporto, Felip Daza, “la risposta civile nonviolenta del popolo ucraino è un’esperienza unica che può servire da ispirazione per altri conflitti armati, ma soprattutto è il seme per ricostruire il Paese e tessere alleanze regionali per fermare la barbarie della guerra”.
p.6 William Goh Seng ChyeIl primo Cardinale di Singapore, l’arcivescovo William Goh, afferma che promuoverà l’armonia religiosa in Asia rafforzando il dialogo tra le diverse religioni. “Il dialogo interreligioso - osserva - significa relazionarsi con le persone al di là dei confini religiosi, per collaborare e promuovere la pace nella società, in Asia e nel mondo. È un’opera che avviene grazie a una paziente tessitura di relazioni umane e spirituali. Anche il governo è desideroso di promuovere l’unità. Singapore è una nazione religiosa, in cui l’80% della sua popolazione professa una fede, eppure siamo uno stato laico. Non dobbiamo dare per scontata l’armonia religiosa”.

Una storia speciale

Il ponte Simon Bolivar

p.6 venezuelani sul ponte simon bolivarPiù di 700 persone da Colombia e Venezuela, insieme alle delegazioni della Pastorale Sociale di entrambi i Paesi, si sono date appuntamento a Paraguachón, nel Dipartimento di La Guajira, ultimo luogo colombiano alla frontiera con il Venezuela, per l’Incontro binazionale sul confine colombiano-venezuelano, nel quadro della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. I due Paesi hanno contribuito alla riapertura del ponte internazionale Simon Bolivar, dopo 7 anni di chiusura. Si tratta della maggiore arteria terrestre che collega Colombia e Venezuela, segnando il confine, e che riveste un’enorme importanza dal punto di vista economico. Nel 2015, il Presidente venezuelano Maduro aveva ordinato di chiudere la frontiera con la Colombia per impedire l’ingresso di paramilitari colombiani e combattere il contrabbando; nel contempo aveva espulso un migliaio di colombiani, militarizzando il confine. In realtà, i due popoli si sono sempre distinti per fraternità, solidarietà e unità. Le misure adottate colpivano i settori più poveri e vulnerabili di entrambi i Paesi.



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