Ricordiamo p. Giuseppe Zanchi / 2
Padre Giuseppe Zanchi, dopo vent’anni di missione in Brasile (1961-1981), in Italia ha svolto vari compiti nelle comunità saveriane di Alzano, Desio, Tavernerio e Piacenza. È tornato ad Alzano nel 2005, per l'animazione missionaria, il ministero e la cura della casa. In questi anni chiunque arrivava, trovava ad accoglierlo, alla porta di casa, il sorriso di p. Zanchi, umano, naturale, solare.
Così lo ricordano anche il confratello p. Gigi Signori, missionario in Spagna, e la pronipote Ambra.
Cari amici di Ranica, la notizia della morte di p. Zanchi mi è giunta come un fulmine a ciel sereno. Certo che il “Bepino” non era al meglio della sua salute, tanto che avevano dovuto spostarlo da Alzano a Parma per seguirlo più da vicino. Lì ci ha lasciati, lontano dalle sue montagne bergamasche e dalla sua Ranica.
Senz’altro sarà stata la cosa che più gli è costata, quella di doversi allontanare dal suo paese. Anche se si era già regalato da tanto tempo al sogno di un mondo più fraterno, quello di una grande famiglia di Dio, che ha contribuito a costruire nella famiglia saveriana. E lo ha fatto in buon bergamasco, senza fare tanto rumore, ma con dedizione e fedeltà.
La stessa dedizione che potevamo ancora vedere quando ci veniva ad aprire la porta di casa ad Alzano. Era sempre lì, magari in questi ultimi tempi arrivava un po’ più lentamente, ma ci accoglieva sempre con un sorriso (“il sorriso di Dio”), una battuta, con negli occhi le immagini della partita dell’Atalanta che stava seguendo.
Mi piace pensare a “Bepino” come colui che apre la porta. Aprire la porta di casa vuol dire accogliere, fare spazio, far sentire che ci stanno aspettando.
È una maniera semplice e bella di annunciare che Dio ci sta sempre vicino e gli piace far festa con i suoi figli.
Grazie, “Bepino”. Ci mancherai. Ma sappiamo che ti troveremo ad attenderci sulla soglia di casa, vicino a quella porta che san Pietro ti ha aperto e che speriamo apra un giorno anche a noi.
p. Luigi Signori, sx.
Caro zio, eccoti, con tutto ciò di cui hai bisogno, pronto a partire per un nuovo e infinito viaggio: quello alla casa di Dio. Già ti immagino lassù mentre doni gioia con i tuoi abbracci e sorrisi.
Sono tanti i ricordi che mi riempiono il cuore di gioia quando penso a te, ma ora riesco solo a pensarti così: tu che mi sorridi e, strofinandoti le mani in un modo che solo tu sapevi fare, ad alta voce mi dici: “Ciao, balores!”.
Tua Ambra.







