Preghiera e Parola…
Non si può essere missionari veri e concreti, se non si prega personalmente bene e sempre. Così mi fu detto dai miei formatori negli anni di seminario, sia a Cremona come più tardi in Casa Madre a Parma. Quand’ero giovane, non è che credessi tanto a questa insistenza sulla necessità della preghiera. La praticavo più per dovere che per convinzione. Poi, un po’ alla volta, le cose sono cambiate. Sono riuscito a fare della preghiera personale e liturgica sempre più il perno della mia vita e delle mie attività.
Mi ha aiutato molto in questo la richiesta da parte di vari gruppi di religiosi e presbiteri in Sierra Leone di predicare loro gli esercizi spirituali annuali. Perché proprio a me? Questo invito, che all’inizio ho accettato con seria trepidazione, mi ha obbligato tuttavia a praticare ciò che mi preparavo a condividere con i partecipanti. Infatti, non potevo predicare di preghiera in modo convinto, senza dare io stesso tempo ed intensità al mio rapporto personale con il Signore. Quei miei circa 25 esercizi spirituali mi hanno aiutato moltissimo nella mia vita di preghiera, predicazione, catechesi e liturgia.
Quindi, il valore, la necessità, la voglia di pregare mi ha coinvolto sempre di più, sia nella mia vita spirituale come in tutta la mia missione. Insistendo sulla necessità assoluta, nelle mie comunità di villaggio, di pregare, di dare tempo e spazio al Signore, sono diventato sempre più convinto io stesso di centralizzare la mia vita sul rapporto personale con il Signore. Pur ammettendo che qualche volta facevo ancora il birichino e lo scansafatiche, non mi è stato mai troppo difficile far marcia indietro e ritornare sulla via della santità. Perché santi, noi tutti di fede cristiana, dobbiamo volerlo essere sempre con maggior desiderio.
L’anno scorso, il Superiore Generale mi richiamava dalla Sierra Leone all’Italia, un’obbedienza difficile... E qui, in patria, dopo tanti anni all’estero, mi hanno chiesto se volessi venire a San Pietro in Vincoli. Ho accettato volentieri di far parte di questa comunità romagnola, dove avevo anche fatto il mio noviziato nell’anno 1957-58 insieme ad una sessantina di novizi, incluso p. Ivano Marchesin.
La comunità è composta da quattro confratelli e io sono il più anziano. Ho molto tempo a mia totale discrezione, per cui mi godo ogni giorno la quieta libertà di studiare, riflettere e pregare, senza fretta e senza che nessuno mi corra dietro. Così, mi sto sempre più godendo la Sua Parola, la Sua bontà, la Sua comunione con me.
Ma, un giorno, mi sono anche detto: perché devo tenere tutta questa esperienza di preghiera, personale e pubblica, solo per me? Allora, in accordo anche con i miei Confratelli, ho iniziato il piccolissimo progetto di Lectio Divina (la lettura e l’ascolto), con un gruppetto di dieci persone, per rendere la Parola di Dio più vera e viva nel nostro cuore.
A voi, care lettrici e cari lettori, dico onestamente che il nostro gruppo/incontro settimanale (il mercoledì sera) è diventato subito una grande benedizione, sia per loro che per me. Perché è troppo bello e fondamentale pregare, da soli o insieme, sempre. Lui ci parla e noi non desideriamo altro che ascoltarlo, anche a nome vostro e di tutto il mondo!







