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Durante questo Grande Giubileo in tante occasioni siamo stati richiamati a "riconciliarci con Dio e con gli altri". Il riconoscere i propri sbagli, i propri peccati, ci apre ad accogliere l'amore del Padre, fatto visibile in Gesù, e ci rende capaci di ricostruire i ponti con i fratelli, rotti dalle offese fatte o subite. Quando perdoniamo e accogliamo il perdono riapriamo la comunicazione di amore con Dio e con gli altri.

Eppure, a me sembra che la riconciliazione con Dio e con gli altri non sono possibili, o almeno non raggiungono il dono della pace piena, senza la "riconciliazione con se stessi". Penso che riconciliarsi con se stessi sia la cosa più difficile nella vita, perché richiede una fiducia somma in Dio che è Signore della mia vita e della mia storia.

Quante volte la delusione su se stessi trova sfogo con domande simili: "Ma perché sono fatto così? Perché capita sempre a me? Perché non riesco mai in niente? Perché Dio ce l'ha con me?". Domande che dimostrano una insoddisfazione di fondo della persona e che troveranno la loro risposta positiva solo nel riappropriarsi della propria storia personale.

Riconciliarsi con se stessi vuole dire accettarsi, essere a proprio agio con la persona che si è. Accettare il proprio temperamento, il proprio carattere, la propria sensibilità e la propria appartenenza a famiglia, ceto sociale o stato di vita. C'è un detto cristiano che dice: “Non cade foglia che Dio non voglia!". Questo è vero non solo per ciò che capita al presente, ma anche per ciò che è capitato nel passato.

Per essere in pace con se stessi abbiamo bisogno di riconciliarci con il nostro passato. Ciascuno, infatti, è frutto del proprio passato, una storia fatta di avvenimenti, di scelte proprie o altrui, positive o negative, che hanno lasciato il loro segno nella propria vita: le nostre qualità e ricchezze fisiche e spirituali; i nostri limiti e punti deboli.

La nostra storia, immagazzinata nella memoria, ci segue e ci domanda di guardarla in faccia con coraggio. Le grandi delusioni, i traumi subiti, le sofferenze vissute, le ferite scavate nel proprio animo, hanno bisogno di essere accolte con sguardo benevolo e positivo, come parte del proprio bagaglio esistenziale. "Non vale la pena piangere sul latte versato". Il passato è passato e non può essere ripetuto.

Può, però, essere redento, se accolto ed esposto davanti a Dio che regge e guida la mia storia, e che può sanare le mie ferite e colmare i miei vuoti. Riconciliarsi con se stessi vuol dire fare pace col proprio passato e ritrovarsi liberi per vivere e costruire positivamente il proprio presente.

Riconciliarsi con se stessi vuol dire credere all'amore del Padre, che mai ci ha abbandonato, e che è capace di trarre il "mio" bene anche dal "mio" male. "Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" Rm 8, 28.



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