Laicato saveriano: Stoffe e cuori... senza rovescio
Tela italiana colorata, stoffa africana variopinta e il desiderio di allargare la festa fino... ai confini della terra: ecco gli ingredienti che Monia e i suoi genitori mi hanno fornito per preparare le bomboniere della prima Comunione.
Monia ha nove anni. I genitori Paola e Pietro frequentano il laicato saveriano, a Salerno, da prima ancora che lei nascesse. Ha respirato aria di mondialità fin dal grembo materno. "Incontri di formazione, convivenza estiva, lectio divina, animazione missionaria" - tutti appuntamenti dei laici saveriani - sono vocaboli che Monia ha imparato insieme alle prime parole. Nella sua mente di bambina assumono i contorni della gioia di stare insieme, come parte di una grande famiglia.
Prima ancora di muovere i primi passi, ogni domenica in parrocchia o in casa saveriana, in braccio al papà Monia arrivava sui banchi davanti all'altare e ascoltava l'invito del sacerdote: "Prendete e mangiatene tutti". Crescendo, Monia ha imparato che in quel "tutti" è racchiuso il progetto che ha affascinato i suoi genitori: far conoscere Gesù a tutti i popoli del mondo.
Di quei popoli Monia sente parlare, vede immagini e filmati. Ascolta le intenzioni di preghiera con cui i genitori e gli amici li affidano al Signore. Sente parlare delle varie iniziative che tutti insieme realizzano per sostenerli. Quei popoli entrano così a far parte della vita di Monia. Sorge spontaneo in lei il desiderio di condividere la festa della sua prima Comunione con chi, pur abitando lontano, appartiene alla grande famiglia umana.
Parlandone con mamma e papà, viene fuori l'idea delle bomboniere eco-solidali. Quando Monia e la mamma me lo dicono, ne rimango entusiasta: si tratta di confezionare delle borse per la spesa che possano sostituire l'inquinante sacchetto di plastica, utilizzando tela italiana e stoffa africana. La materia prima ricorda l'incontro armonico della diversità, ma al tempo stesso consente di finanziare il "progetto Goma", avviato in Congo dai laici saveriani circa 7 anni fa, di cui anche Monia ha sentito parlare.
Nel confezionare le borse, un particolare mi è balzato agli occhi e ha stuzzicato la mia riflessione: la stoffa africana ha colori molto intensi; per distinguere il rovescio dal diritto ho dovuto confrontarli più volte. Una stoffa senza rovescio! Ho pensato agli occhi limpidi di Monia, al suo cuore pronto ad accogliere Gesù-Eucaristia.
E ho immaginato la gioia di Cristo specchiarsi in quegli occhi e in quel cuore senza falsità: stoffe e cuori senza rovescio!








