''Religiosamente… scorretto''
Vorrei permettermi un'osservazione di carattere pastorale. Per me, la chiusura del programma per il recupero dei ragazzi soldato è stato un atto di insensibilità pastorale. Una sera sul tardi, a "San Michele" vidi quattro figure umane attorno alla fontana dell'acqua, che serviva alla gente, ma era dentro il recinto della missione.
Gente per bene? Ma a quest'ora? Oppure chi?
Pensai: mi avvicino con passo deciso; se sono ladri, se ne andranno; se sono ragazzi per bene, avrò la possibilità di parlare insieme. Quattro ex combattenti mi vennero incontro e, dopo i convenevoli, mi chiesero a bruciapelo: "Abbiamo sentito che il programma per i ragazzi soldato è stato chiuso. Ora a chi apparteniamo noi?".
Quella domanda mi tolse il fiato. Era come dire: "Ci hai traditi. L'hai fatto per crearti un nome. Ora ci pianti in asso in balia di chi ci odia, con il pericolo di essere schiaffati in prigione, magari per pura vendetta...".
Fu in quel momento che decisi di continuare a interessarmi di loro. Non farlo, sarebbe stato un atto ignobile. Ero consapevole che la mia iniziativa sarebbe stata considerata uno dei miei tanti "pallini", ma intanto, non avevo venduto la mia coscienza a qualcosa che sarebbe stato, sì, "religiosamente corretto", ma scorretto umanamente.
Secondo la cultura in Sierra Leone, e in tante altre parti del mondo, la paternità non è solo e necessariamente biologica.
Molti ragazzi e ragazze, come Joseph Gbla, non ce la faranno mai... senza "un padre". Sono felice di esserlo stato per tanti di loro.








