Dopo tre anni in Bangladesh
Dopo tre anni in Bangladesh sono rientrato in Italia per un periodo di riposo e di controlli medici, visto che gli anni passano e qualche acciacco inizia a farmi compagnia. Questa pausa mi dà la possibilità di ripensare un po' alla mia storia che mi accomuna ormai da tanti anni con il Bangladesh e che volentieri condivido con voi, amici di "Missionari Saveriani".
Anni indimenticabili
Nel 1959, dopo l'anno di studio della lingua bengalese, ebbi il compito di gestire la nuova tipografia "San Giuseppe", dono dei saveriani al primo vescovo saveriano della diocesi di Khulna mons. Dante Battaglierin. Il primo scopo della scuola era di insegnare un mestiere a ragazzi orfani e portatori di handicap.
Durante gli undici anni di permanenza a Khulna, il vescovo mi ha anche dato la gioia di collaborare con il parroco della cattedrale, p. Marino Rigon. Così, ho incontrato i cristiani provenienti dal Faridpur, vittime del catastrofico ciclone che nel 1960 aveva provocato 600mila morti. Visitavo gli ammalati e facevo catechismo nelle scuole elementari. Sono stati anni indimenticabili, nei quali ho sperimentato la gioia e l'entusiasmo di lavorare in una missione difficile e povera, ma con la prospettiva di uno splendido futuro per la chiesa in Bangladesh.
La Sardegna... nel mezzo
Dopo l'indipendenza (16 dicembre 1971), ho vissuto in una delle parrocchie più antiche e promettenti dei cristiani fuoricasta: Shimulia. Ero insieme a p. Mario Veronesi e p. Valeriano Cobbe: uomini di preghiera, di grande dedizione e amore, testimoni autentici e capaci di dare la propria vita per il popolo loro affidato.
Richiamato in Italia nel 1996, per dieci anni sono stato animatore missionario nelle varie parrocchie della Sardegna. Poi, i superiori mi hanno dato la possibilità di ripartire per il Bangladesh.
Sono stato destinato alla parrocchia della cattedrale di Khulna, dove avevo lavorato 48 anni prima come "fratello". Dopo dieci anni di assenza, ho ripreso con coraggio lo studio della lingua bengalese e mi sono inserito pienamente nel piano pastorale della diocesi. Ho offerto la mia disponibilità nel ministero insieme ai sacerdoti bengalesi della parrocchia e del seminario. Ho accolto anche la proposta del vescovo di stare vicino ai giovani seminaristi con le confessioni, i ritiri e i colloqui spirituali. È stata un'occasione preziosa di intenso apostolato missionario, in comunione con questa nuova comunità.
"A obbedire non si sbaglia!"
Dopo due anni di intenso lavoro a Khulna, il superiore dei saveriani in Bangladesh, p. Domenico Pietanza, mi ha proposto il trasferimento a Dhaka, nella casa di formazione per i giovani bengalesi aspiranti alla vita missionaria nell'istituto saveriano. Ho dovuto sostituire il responsabile p. Gianvito Nitti, che tornava in Italia per "l'anno sabbatico". La casa della formazione ha sede nella parrocchia più grande della capitale, con 18mila cattolici.
In quel momento, mi sono ricordato delle parole di mia madre Caterina: "A obbedire non si sbaglia, mai!". È stato un anno davvero provvidenziale, in quanto ho potuto esercitare il mio ministero sacerdotale a piene mani, inserito nella comunità ecclesiale di Tejgaon.
Oltre a seguire gli aspiranti saveriani, ho offerto il mio modesto contributo di sacerdote e missionario per confessioni, incontri e ritiri spirituali alle quatro comunità di religiose presenti in parrocchia: le suore del Pime, le salesiane, le suore di madre Teresa, le suore laiche. I due corsi di esercizi spirituali durante il primo semestre di quest'anno sono stati per me il dono più bello.
Di tutto ringrazio il Signore, perché credo fermamente che sia Lui a operare meraviglie nella nostra vita, anche attraverso le nostre povertà e i nostri limiti.








