Quell’intuizione di p. Manna
Il 25 febbraio 1916 p. Paolo Manna (Pime) si reca a Parma per parlare con p. Giovanni Bonardi, che lo invia a mons. Guido Maria Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei missionari saveriani. A lui presenterà la sua idea della nuova fondazione.
Il 27 aprile 1916 mons. Conforti è ricevuto in udienza privata da Papa Benedetto XV, che promette di parlarne personalmente al prefetto di Propaganda Fide. Alcuni giorni dopo, mons. Conforti scrive a p. Manna: “Intuita immediatamente l’importanza del piano, il Papa non si limitò a benedire le intenzioni e incoraggiare i propositi, ma volle rendersi conto della progettata Unione e del suo spirito informatore”. È il prefetto di Propaganda Fide, card. Domenico Serafini, a dare notizia dell’approvazione pontificia quando scrive, il 31 ottobre 1916: “Sua santità, nell’udienza del 23 corrente (ottobre 1916), si è degnato di mostrare il suo alto compiacimento per tale opportuna proposta (Unione Missionaria del Clero), diretta a favorire l’opera dell’apostolato che a lui è sì a cuore e nutre speranza che possa, con l’aiuto di Dio e il favore dei vescovi, trovare largo consenso nel clero e nei fedeli d’Italia”.
Nel gennaio 1917, veniva pubblicato il Rescritto di approvazione dell’Unione missionaria del Clero. Papa Benedetto XV, nell’enciclica missionaria Maximum Illud del 1919, parla dell’Unione da poco fondata e si esprime così: “È necessario che voi, venerabili Fratelli, organizziate in modo del tutto speciale il vostro clero in ordine alle missioni. A questo scopo sappiate che è Nostro desiderio che sia istituita in tutte le diocesi dell’orbe cattolico la pia associazione chiamata Unione Missionaria del Clero…”.
Pio XII, più tardi, volle manifestare a p. Manna il suo apprezzamento per quanto aveva fatto al Segretariato internazionale dell’Unione missionaria del clero con una lettera autografa nella quale definiva tale Unione "la gemma della tua vita sacerdotale". Sempre Pio XII, nel 1956, definì l’Unione “pontificia” assieme alle altre tre Opere Missionarie.
Giovanni Paolo II, il 13 novembre 1990, è pellegrino sulla tomba di p. Manna in quello che era stato il Seminario missionario meridionale, da lui fondato nel 1921 e frutto del primo Congresso Internazionale della Pontificia Unione Missionaria. Dopo un lungo e intenso momento di preghiera, Giovanni Paolo II diceva: “Qui siamo davanti alla tomba di un sacerdote che ha dato, con la sua vita e la sua opera, un’espressione specifica di questa missionarietà della Chiesa universale e, in modo particolare, della Chiesa italiana. Per questo, tutta la Chiesa, specialmente quella italiana, è diventata debitrice di questo grande sacerdote... Si realizzi sempre più questa missionarietà della Chiesa attraverso le diverse vocazioni missionarie, che sono necessarie e tanto attese nel mondo. Oggi si vede, forse più che mai, che la messe è pronta. E si vede anche che gli operai non sono sufficienti...”.
Sempre Giovanni Paolo II, il 4 novembre 2001, in Piazza San Pietro, proclamò Beato il Padre Paolo Manna.







