La Cronaca: La marcia nazionale ad Ancona
Il 31 dicembre 2010 Ancona ha salutato il nuovo anno con un segno di pace: l'annuale marcia nazionale, organizzata dai vescovi e da Pax Christi. Per la 43ª edizione, con il tema "Libertà religiosa, via per la pace", è stata scelta la città di Ancona, anche in vista del prossimo congresso Eucaristico di inizio settembre.
La partenza dai salesiani
La grande matassa della libertà religiosa ha fornito il filo per tessere una serata di intenso e coinvolgente dialogo. La marcia ha avuto inizio con il ritrovo presso la parrocchia dei salesiani, nella zona del Piano. Qui, si è svolto l'incontro ecumenico con mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia e presidente di Pax Christi, che ci ha introdotti nel vero significato della marcia.
"Nel messaggio per la giornata mondiale della pace 2011, il papa ha scritto che «la pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto». Questo è un impegno che ognuno di noi si assume questa sera: io marcio per la pace perché so che devo io personalmente camminare in questa direzione, porre segni di pace, realizzare presidi di pace là dove vivo, riprendere da capo la riconciliazione con i fratelli e le sorelle che mi stanno vicini".
Prima tappa: gli Archi
Con i fratelli e le sorelle delle varie chiese cristiane evangeliche e della chiesa ortodossa rumena, abbiamo formato un lungo corteo diretto verso la zona portuale di Ancona per la prima tappa della marcia: la chiesa del Crocefisso, nel cuore del quartiere degli Archi. Qui la preghiera è stata guidata da mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e presidente della Caritas italiana, con l'invito a unire carità e verità. "In questa nostra società, sempre in bilico tra l'assenza di convinzioni e l'eccesso del dibattito, noi vogliamo testimoniare la verità, rispettare e amare ogni persona".
Gli Archi è un rione popolare di Ancona a pochi metri dal porto, abitato dai pescatori. Ancona, storicamente aperta al mare e alle genti che lo solcavano, oggi vede giungere tanti migranti con la speranza di costruirsi una vita migliore. Qui lavorano due donne, una farmacista e una dottoressa che hanno dato una bella testimonianza.
"Vivere agli Archi oggi è vivere con stranieri; ma questo non significa automaticamente insicurezza. Noi garantiamo i diritti a tutti e valorizziamo l'incontro e la conoscenza reciproca, a cominciare dal diritto alla salute. Non guardiamo questo rione popolare solo in modo negativo, ma vediamo ciò che di positivo offre. Qui le botteghe, ad esempio, sono ancora luoghi di incontro e scambio, a differenza dei centri commerciali in cui siamo anonimi consumatori".
Seconda tappa: S. Domenico
Fiancheggiando il porto, la marcia è proseguita verso il centro di Ancona. Attraversando il corso principale siamo arrivati alla seconda tappa: la chiesa di San Domenico. Ci attendevano quattro esperti: l'ebrea Frida, il musulmano Elzir, il vescovo Bregantini e il missionario Zoccarato.
Partendo da storie di vita e di fede diverse, ma tutti sostenitori della libertà di manifestare la propria fede, i quattro esperti ci hanno parlato di sviluppo umano e libertà religiosa. "La bandiera della pace è costituita dai colori dell'arcobaleno proprio perché - ha ricordato mons. Bregantini - ogni colore non ha paura dell'altro, tutti si valorizzano a vicenda e tutti insieme danno un nuovo colore: il bianco. Ogni colore deve essere presente, senza paura e senza ritegno. Tutti formeranno il nuovo colore: l'armonia dell'insieme, l'armonia delle differenze".
Alla tavola rotonda è seguita l'adorazione Eucaristica presso la chiesa di S. Maria della Piazza. Così ci siamo preparati alla salita verso la cattedrale di San Ciriaco, che si erge sulla cima del colle Guasco.
Come un vero e proprio faro da cui la luce, formata da tutti i colori delle religioni, ci guidava verso la pace.








