Quegli schiaffi dati e presi!
Quando ero a Bujumbura, la capitale, ero andato, come facevo ogni domenica pomeriggio, a visitare gli ammalati con problemi mentali. Mi accompagnavano tre giovani. Una di loro, Noela, alta un 1,85 cm., stava parlando con una ragazza ammalata. Chissà perché l’ammalata indispettita la schiaffeggia con violenza. Immediatamente, ottiene in risposta un altro schiaffo. L’ammalata le sputa anche in faccia. Noela fa lo stesso. Accortomi, grido: “Noela, che fai? Tu non sei malata!”. Lei ci resta male e non torna più ad accompagnarmi in quelle visite.
Poco tempo fa, a Bugwana (nel nord del Burundi, dove lavoro ora), aiutavo due “ragazzi di strada” che passavano le notti all’entrata del dispensario, dando loro una stuoia e una coperta. Un giorno decido di andare a casa loro. Il papà e la matrigna dormivano su una stuoia per terra. Anche i due bambini non avevano altro. Pensiamo di regalare due letti doppi, per convincerli a restare a casa. Ma, dopo pochi mesi, i due ragazzi vanno ancora via da casa. Ripasso a trovare la famiglia. Trovo la matrigna e chiedo notizie dei due bambini. Lei mi dice che erano “vagabondi”, come al solito. Poi chiedo dei due letti. Lei risponde: “Ah, quelli li ha venduti mio marito”. Un po’ indignato e un po’ scherzando replico: “Se fosse qui presente, gli darei un bello schiaffone”. La signora aggiunge che anni prima erano stati i giovani del Movimento della Kiro (un po’ come i nostri scout) a costruire la casetta e a ottenere dai padri i coppi necessari. E che lei lo aveva sposato in seguito, essendo rimasto vedovo. Poveri bambini, povera donna! “Disgraziato lui”, che pensa solo alla sua sete. Un proverbio del Burundi afferma ironicamente: “Il maschio è colui che mangia il suo e quello degli altri”. Triste, ma spesso troppo vero.







