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Dall’Africa a Chicago e ritorno, Intervista a p. Vittorio/2

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Nel 1991 in Sierra Leone è scoppiata una terribile e interminabile guerra. Vari missionari e missionarie sono state sequestrate dai ribelli.

Anche p. Vittorio ha vissuto in prima persona esperienze drammatiche.

Come ti sei comportato?

La guerra è durata dieci anni, dal 1991 al 2001. In questo periodo ho scoperto la mia nuova vocazione: liberare i bambini soldato dai ribelli. Due volte mi hanno preso come ostaggio. Su quello che ho vissuto potrei scrivere un libro. Più semplicemente, la mia storia è molto simile a quella raccontata nel film “Hotel Ruanda”. Il film racconta la mia storia, solo che io l’ho vissuta in Sierra Leone. Io sarei il manager dell’hotel...

Perché sei finito a Chicago?

Per tutto quello che avevo passato, i superiori mi hanno detto che avevo bisogno di una pausa, cioè di venire via dall’Africa per un certo periodo. E così sono approdato negli Stati Uniti con il compito di formatore degli studenti saveriani di teologia, a Chicago. Sono stati tre anni lunghi come trenta, ma finalmente adesso posso ripartire per la Sierra Leone.

Quali sono le necessità urgenti della missione?

Tutto il mio ministero, diversamente da come possa apparire, è stato finalizzato alla “costruzione” di persone, non di edifici. Certo, abbiamo anche costruito chiesette e scuole; ma questo lavoro l’hanno fatto soprattutto i sierraleonesi. Io cercavo solo di far capire loro il significato e l’importanza di questi edifici. A tutto il resto ci hanno pensato loro.

Come possiamo sostenerti?

Negli anni trascorsi in Sierra Leone ho aiutato molti giovani, ragazzi e ragazze, ad andare a scuola, a prendere coscienza della loro dignità. Avevo in mente il piano di mandare i giovani all’università e di aprire loro una strada che li portasse a coprire posti di responsabilità e di governo. È importante avere una classe dirigente, impegnata nella società con idee cristiane. Per questo, ritengo indispensabile la formazione dei giovani perchè diventino formatori dei loro fratelli e delle loro sorelle.

Se mi volete aiutare, il vostro sostegno servirà per mandare a scuola e formare giovani poveri ma intelligenti. Per fortuna, i ricchi non hanno ancora il monopolio dell’intelligenza...

Cosa significa per te essere missionario?

Significa semplicemente essere cristiano; prendere cioè sul serio il Signore e cercare di aprire occhi, orecchie e soprattutto il cuore, per fare la sua volontà là dove egli mi vuole. Questo non è sempre facile. L’ho sperimentato andando negli Stati Uniti, quando il mio cuore si era fermato in Sierra Leone.



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