Quando la donna è dissacrata dalle guerre
Se la donna non cammina, l'uomo non mangia
"Se la gamba non cammina, il ventre non ha niente da mangiare", dice un proverbio congolese.
Grace Ogot descrive così la donna africana: "Sposa e madre di una famiglia numerosa, è la donna che in massima parte assicura al gruppo i mezzi di sopravvivenza. Quotidianamente è lei che assicura l'esistenza fisica e la continuità temporale alla tribù. Per la donna non basta mettere al mondo e nutrire i figli. È lei che ne assicura l'educazione; insegna loro le regole che è necessario conoscere, li educa alla cortesia, al rispetto delle tradizioni, alla conoscenza dei proverbi, delle canzoni, della storia del popolo. Molto meglio del padre, sa condurli alla conoscenza del mondo invisibile e talvolta pericoloso degli spiriti e li educa al rispetto dei morti. È la donna dunque che tesse i legami dai quali i figli non potranno mai disfarsi, senza mortale pericolo sia per la tribù che per loro stessi".
Nelle culture africane dietro il visibile c’è l’invisibile, che non è relegato in un mondo lontano, ma è in continuo rapporto con il quotidiano della vita. Il sacro emerge dal senso profondo della realtà.
La donna africana è immagine del sacro. E però questo sacro è stato dissacrato. La situazione delle donne, che hanno subito le numerose e insistenti violenze delle guerre, è veramente drammatica.
In questo sacrilegio, chi esce vincitore?
A partire dal mio piccolo angolo di visuale, che è la regione attorno ai Grandi Laghi dell'Africa centrale, cerco di descrivere in queste pagine la tragedia umana e la volontà di vita di tante donne che ho conosciuto.
La donna africana ha bisogno della "buona notizia".
È affascinante vedere la fierezza delle donne quando prendono coscienza di se stesse e del loro ruolo nella chiesa e nella società!







