Skip to main content
Condividi su

Nella periferia di Dhaka, la capitale del Bangladesh, ci sono molti slum. Vicino a uno di questi vivono le sorelle del movimento contemplativo Charles de Foucauld, che mi hanno raccontato un’esperienza familiare di perdono.

Per aiutare le famiglie povere a sopravvivere, le sorelle gestiscono un centro di artigianato locale in cui lavorano molte donne. Tra loro, una mamma musulmana sposa, per amore, di un ragazzo cristiano. La decisione di Begum (così si chiama la donna) è stata molto ostacolata dai suoi, i quali, alla fine, hanno deciso di rompere le relazioni con la figlia. I suoi genitori hanno seguito la legge islamica che vieta il matrimonio fra un uomo cristiano e una donna islamica.

La vita matrimoniale dei due è andata bene per alcuni anni. Hanno avuto due bimbi: Surjo (sette anni) e Bimol (un anno e mezzo). A un certo momento, però, il marito comincia a fare uso di droga e dopo alcuni mesi inizia a vendere ciò che c’era in casa per comprare la "roba". Picchiava la moglie per ottenere soldi. La situazione diventa sempre più insopportabile. Anche i genitori del marito non sapevano più cosa fare.

Una decisione coraggiosa

Begum avrebbe potuto tornare dallo zio materno, disposto ad accoglierla, abbandonare la casa del marito (in Bangladesh i figli che si sposano vivono in genere con la famiglia dello sposo), e ricevere una nuova proposta di matrimonio. Non se la sentiva, tuttavia, di prendere tale decisione, soprattutto per il bene dei figli, oltre che del marito.

Begum decide di lavorare di più nell'artigianato locale. Con il denaro guadagnato, avrebbe mantenuto i figli, offrendo loro una vita quanto più normale possibile.

Parlando con le sorelle diceva loro che desiderava stare con il marito e crescere i figli, nella speranza che egli si ravvedesse e si disintossicasse. Ricordando i giorni belli del matrimonio e contando sull’aiuto psicologico e morale della comunità delle sorelle, sperava di avere ancora, pur tra grandi difficoltà, una vita bella, con grandi soddisfazioni.

Lavorare di notte, in ospedale

Un giorno il figlio più grande si ammala di una forma grave di tifo. Il dottore non riesce a far diminuire la febbre e consiglia alla mamma di far ricoverare il bambino. Begum chiede ai suoceri di prendersi cura del più piccolo, fino alla guarigione di Surjo. Ma purtroppo la loro risposta è negativa.

Begum porta con sé in ospedale la juta per lavorarla. Infatti, non voleva posticipare la consegna del lavoro. Oltre a questo, doveva affrontare le spese per la malattia di Surjo. Le sorelle Sabhina ed Elsa le chiedono come era riuscita a lavorare e a consegnare in tempo il lavoro con un figlio ammalato in ospedale e l’altro figlio (più piccolo) accanto.

"Ho lavorato di notte (anche in Bangladesh lavorare la juta in ospedale è proibito) alla luce fioca di una lampada da notte", risponde Begum, con grande naturalezza e forza.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2559.63 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Febbraio 2020
Congo RD: basta ambiguità. "Il clima generale nella parte orientale del Paese è caratterizzato da insicurezza e miseria insopportabile; l'obiettivo d…
Edizione di Dicembre 2010
Quest'estate mi trovavo a casa dopo altri cinque anni trascorsi come missionario in Amazzonia. Ho notato una cosa: in Italia non ci sono bambini, o s…
Edizione di Aprile 2017
Siamo sempre attenti a ciò che ci sta attorno e a tutto quello che accade ogni giorno. Anche la vita di tutti noi, comunque, ha sempre grandi sorpres…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito