Misericordia, la virtù dei forti
“Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire col suo amore questi abissi e permetterci di non sprofondare, ma di continuare a camminare insieme verso la Terra della libertà e della vita.
Il Signore, che ha patito la vergogna di una morte infame, ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, gli stranieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza.
Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove” (papa Francesco).
Occorre saper riposare nella tenerezza delle braccia del Padre. Ogni essere umano, ogni creatura è colma della presenza e della tenerezza di Dio.
“Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio - Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza" (EG 84,88).
Essa non è la virtù dei deboli ma dei forti, ed è “un atteggiamento fondamentale per proteggere questo nostro mondo che Dio ci ha affidato" (LS 242). Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo! Pazienza di Dio, vicinanza di Dio, tenerezza di Dio.
“Cercare, accogliere, ascoltare, dialogare, aiutare, mai giudicare, abbandonando critiche, schemi e modi di pensare che tendono ad escludere, allontanare, scoraggiare, discriminare. In positivo bisogna, come ha fatto Gesù, avvicinarsi agli altri con spirito di misericordia. Questo deve essere il nostro itinerario, lo spirito che ci deve sempre guidare” (mons. Adolfo Zon Pereira, vescovo saveriano).
“Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità” (MV 15).
“Quando serviamo i poveri e i malati, siamo buon odore di Cristo” (Francesco).
In queste pagine, leggeremo come i missionari (in Italia, Bangladesh, Amazzonia, Sierra Leone) fanno proprio il grido di chi soffre, spezzando “la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo” (MV 15).







