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Quando Dio chiama..., Una pagina della mia vita

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Ricordo ancora gli anni passati, quando ho avuto la gioia di servire il Signore in un'opera missionaria di evangelizzazione. Ci occupavamo delle realtà più difficili della società e, attraverso conferenze, radio e stampa, cercavamo di contribuire alla formazione cristiana nelle parrocchie dove i vescovi e i parroci lo richiedevano.

Abito severo e trecce bionde

Vedendomi, accadeva che i parroci sorridessero, notando la severità dell'abito missionario e le trecce bionde che denotavano la mia giovane età. Ricordo un parroco di una chiesa dove non entrava quasi nessuno. Aveva chiesto alla mia comunità di svolgere in parrocchia alcuni giorni di missione. Quando vide me e le giovani sorelle, disse con fare ironico: “Ho chiesto delle missionarie e mi mandano delle bambine!”.

Quel sacerdote poneva molta fiducia nei discorsi di alta teologia. Ma il buon Dio permise che le persone del paese si sentissero a loro agio con noi “bambine”, tanto da aprire il loro cuore. Al termine della missione, la chiesa era così piena che a stento bastò il sagrato ad accogliere i giovani, le coppie e le scolaresche. Tutti desideravano partecipare alla Messa. Alla fine, il parroco ci salutò piangendo e ci affidò spiritualmente alcuni giovani seminaristi affinché pregassimo per loro. Quella fu la mia prima “adozione a distanza”.

Il sogno della croce

Mia madre, vedendomi fare mille cose, mi ripeteva: “Figlia mia fermati, riposati!”. Io rispondevo: “Mamma non ho tempo…”. Quando Dio chiama, l'anima avverte quanto sia importante seguire la missione che Dio le affida e si rende conto che più sacrifica, più convince gli altri dell'esistenza e della bellezza di Dio, e anche dell'importanza di avere fede in lui.

Alcuni anni fa ebbi un sogno: l'Addolorata mi sorrideva e mi mostrava la croce.Tre mesi dopo, all'improvviso, una grave malattia respiratoria frenò la mia “corsa”. Una pagina della mia vita si chiuse e un'altra si aprì, mostrandomi un campo di apostolato che si è rivelato ancora più grande del primo.

La sofferenza purifica e permette all'anima una comunione e una dipendenza totale da Dio. È come tornare bambini. E ai bambini, Dio concede di non fermarsi a suoi piedi per adorarlo, ma di riposare sul suo cuore e da lì, di intercedere per il mondo intero.

L'adozione spirituale

Quando un saveriano mi ha proposto di “adottare spiritualmente” dei giovani missionari, il cuore mi è saltato di gioia. Ho compreso quale grazia il Signore riserva a coloro che desiderano amarlo. Sarebbe bello se molte persone malate e sofferenti, volessero offrire al Signore tale disponibilità, aderendo alla proposta dei missionari saveriani.

Offrire preghiere e piccoli sacrifici per i giovani che si preparano a servire Cristo in tutto il mondo è un atto che rende preziosa e stupenda agli occhi di Dio anche la vita più misera e insignificante. Non tutti possono affrontare grandi disagi per portare ovunque la parola di Dio. Ma nessuno è tanto povero o malato, da non poter amare.

L'amore supera lo spazio, abolisce le distanze; dona alla creatura, che lo vive, la massima dignità per cui è stata creata.



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