Programma di vita da condividere
Quando pubblichiamo i Messaggi del Papa dispiace sempre non poterli presentare in modo integrale. Possiamo dire che vi diamo lo spunto, perché poi possiate approfondire, se lo desiderate, il tema suggerito. È così anche per ciò che papa Francesco ci ha lasciato per la Giornata delle Comunicazioni Sociali (vedi pagina 6). Sembrerebbe un tema tecnico, destinato a chi come noi fa della comunicazione una professione. Ma siamo sicuri che in un mondo dove tutto è diventato comunicazione possiamo chiamarci fuori? Ciascuno di noi ha la possibilità di veicolare informazioni attraverso canali che, fino a qualche tempo fa, erano inimmaginabili. Ciò che sembrava confinato alla sfera privata, ha invece anche un lato pubblico… E ahinoi possiamo essere tratti in inganno da un sistema di controinformazione ben organizzato. Le cosiddette fake news sono un vero e proprio investimento, un modo per controllare e veicolare. E questo papa Francesco lo sottolinea bene, mettendoci in guardia. Di più, rilancia e sceglie una parola quasi uscita dai vocabolari di tutti: mitezza. Saper condividere la speranza con mitezza è un programma di vita. Il decalogo del comportamento comunicativo che lascia a tutti noi è un manifesto contro la tentazione di seguire i peggiori istinti. Il Papa parla a giornalisti e comunicatori, ma in realtà possiamo riconoscerci tutti: non essere ostili, prendersi cura, costruire ponti, offrire speranza per costruire la storia del futuro. Sono parole di un programma in cui riconoscersi.
Poi arriva Leone XIV che si presenta agli operatori della comunicazione il 12 maggio con queste parole: “La Chiesa deve accettare la sfida del tempo e, allo stesso modo, non possono esistere una comunicazione e un giornalismo fuori dal tempo e dalla storia. Le parole che usate e lo stile che adottate, è importante. La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto. E guardando all’evoluzione tecnologica, questa missione diventa ancora più necessaria… Servono responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti, così che possano produrre benefici per l’umanità. Questa responsabilità riguarda tutti, in proporzione all’età e ai ruoli sociali. Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana. Per questo, vi chiedo di scegliere con consapevolezza e coraggio la strada di una comunicazione di pace”.








