Perché tanta lebbra? 10 milioni: e tutti gli altri dove sono?
("Paginone" a cura di AIFO e p. MARCELLO STORGATO, sx)
“Ma i guariti non erano dieci? E gli altri dove sono?” - il lamento di Gesù, oggi, è rivolto anche a noi.
Stiamo bene, non siamo malati di lebbra; ma ci dimentichiamo di ringraziare per il dono della salute, del corpo e dell'anima. Ci dimentichiamo dei lebbrosi e dei malati del mondo. Sentiamo, leggiamo, vediamo... e passiamo oltre, senza fermarci, perché abbiamo altro da fare; altro a cui pensare.
Raoul Follereau, il laico francese che ha speso la vita abbracciando e baciando i lebbrosi del mondo, ha scritto: “Lasceremo morire dieci milioni di esseri umani, mentre sappiamo ora che si può curarli, guarirli, salvarli? La lebbra non aspetta. Ogni giorno delle mani sono mutilate, dei piedi marciscono, degli occhi si chiudono. I lebbrosi, cosa vale dar loro qualcosa, se non si dà loro la mano? Se voi accettate, senza collera e senza rimorsi, che dieci milioni di persone colpite dalla lebbra, malattia poco contagiosa e perfettamente guaribile, restino ancora senza cure e senza amore, allora siete voi i veri lebbrosi!”.
L'Eucaristia è guarigione: per noi e per tutti.
Anche senza alzare la voce, ci conviene implorare: “Signore, abbi pietà di noi. Se tu vuoi, puoi risanarci!”.





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