Parroci, comunità e partecipazione
La formazione delle Unità Pastorali, l’accorpamento di celebrazioni, riti e iniziative è stata sicuramente una rivoluzione per la Chiesa in Italia. Del resto, il calo delle vocazioni ha portato alla scelta necessaria, e talvolta dolorosa, di diventare un po’ missionari… Infatti, come accade in tante nazioni, le parrocchie coprono un vasto territorio e non è possibile essere sempre presenti al centro così come nelle periferie. Questa rivoluzione delle abitudini, a cui ormai ci stiamo adattando, comporta sedi e parrocchie non più presidiate, forse anche più fretta da parte di preti e parroci chiamati a ‘tappare i buchi’ come avviene quando si è di passaggio. E magari tra le scelte del presunto abbandono c’è anche il taglio alla stampa ‘superflua’, tra cui il nostro giornale, perché ormai lì “non c’è più nessuno”. Ci chiediamo se non c’è più nessuno o non c’è più interesse… È scomodo aprire il giornale e metterlo in fondo alla chiesa per quei fedeli, partecipanti o semplici visitatori che entrano in chiesa, in parrocchia, all’oratorio? Se anche arriva a nome del parroco, il nostro mensile non ha una proprietà privata. È fatto per essere divulgato, lasciato nei luoghi più impensati. Certo, se poi lo si apre e si legge sarà più facile proporlo, magari traendo spunti per un incontro, un’omelia, per la propria vita, senza pretendere di avere la verità in tasca. “Missionari Saveriani” cerca di essere proprio un’opportunità, non sicuramente un peso ingombrante da scaricare.
Qualche settimana fa papa Francesco ha scritto una lettera a tutti i parroci del mondo. Credo possa aiutarci leggere queste poche righe.
“Non diventeremo mai Chiesa sinodale missionaria se le comunità parrocchiali non faranno della partecipazione di tutti i battezzati all’unica missione di annunciare il Vangelo il tratto caratteristico della loro vita. Se non sono sinodali e missionarie le parrocchie, non lo sarà neanche la Chiesa. […] Occorre perciò che le comunità parrocchiali diventino sempre più luoghi da cui i battezzati partono come discepoli missionari e a cui fanno ritorno, pieni di gioia, per condividere le meraviglie operate dal Signore attraverso la loro testimonianza (cfr Lc 10,17). Come pastori, siamo chiamati ad accompagnare in questo percorso le comunità che serviamo e, al tempo stesso, a impegnarci con la preghiera, il discernimento e lo zelo apostolico affinché il nostro ministero sia adeguato alle esigenze di una Chiesa sinodale missionaria.
Vi do tre suggerimenti utili. Innanzitutto, vivete lo specifico carisma ministeriale sempre più al servizio dei variegati doni disseminati dallo Spirito nel popolo di Dio, indispensabili per poter evangelizzare le diverse realtà umane. Poi, praticate il discernimento comunitario, avvalendovi del metodo sinodale della conversazione nello Spirito. Infine, ponete alla base di tutto la condivisione e la fraternità tra i pastori e con i vescovi, perché i parroci non sono in grado di suscitare comunione e partecipazione nelle comunità se prima di tutto non le vivono tra loro”.







