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“Mio fratello p. Luigi Carrara…”

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Il signor Leone Carrara arriva puntuale alle quindici e suona il campanello della nostra casa di Alzano. Ero in portineria ad aspettarlo. Magro, col cappello in testa e la figura gentile della figlia Patrizia un poco stretta al suo papà, ha accettato il mio invito per un’intervista sul fratello p. Luigi. Il 18 agosto, nella splendida cornice di Uvira, cittadina congolese posta a nord sul lago Tanganica, p. Carrara (con fratel Faccin, p. Didonè e il prete congolese Joubert), verrà proclamato Beato per aver versato il suo sangue e donato la vita a Gesù per il Vangelo. Vado loro incontro. E iniziamo la nostra chiacchierata.

Tra te e p. Luigi chi è nato prima?
Luigi. Era nato il 3 marzo 1933. Io invece sono nato il 17 dicembre 1938.

Cinque anni di differenza quando si è bambini sono qualcosa. P. Luigi ha lasciato la famiglia a 14 anni, Leone non ne aveva ancora nove.

Hai ricordi della tua infanzia con lui prima che entrasse dai Saveriani?
Della mia infanzia ho bellissimi ricordi, ma di p. Luigi (Gino, come lo chiamavamo) non molti perché lui giocava tanto, sempre col sorriso sulla bocca, sempre disponibile con tutti. Però era sempre fuori, via per i boschi. Quando tornava a casa per le vacanze, i giorni d’estate, partiva per la Messa al mattino e tornava per pranzo perché la gente lo fermava per parlare. Quel suo modo semplice e dolce di comunicare, senza dilungarsi troppo, piaceva, andava bene.

Il giorno della tua prima comunione ti ha detto qualcosa?
Non ricordo, sono sincero.

Quando è entrato dai Saveriani ne avete parlato in casa?
Luigi non ci aveva detto nulla. È stato il parroco di Cornale, don Davide, col quale si era confidato, che è venuto a parlare a mia mamma. La mamma poi si è messa a piangere e gli chiese perché non le avevo detto nulla. Lui le rispose che anche per lui la cosa era difficile da dire, anche perché noi si era un po’ poveri. Lui doveva andare con le capre e pascolare le capre era normale per tutti noi. Il mattino si andava a scuola e nel pomeriggio, dopo aver mangiato, andavamo a pascolare le capre, di solito tre grandi da latte. La decisione di Luigi è stata una sorpresa per tutti, anche per me… E così, in quattro e quattr’otto, è partito per l’Istituto saveriano di Pedrengo. Per noi, per il paese era una cosa nuova.

Luigi capisce che entrare dai Saveriani sarebbe stata una spesa, un sacrificio per la famiglia. Anche se la retta era poca cosa, a confronto con quella del seminario o di altre realtà simili. Entrando dai Saveriani, Luigi ha proseguito gli studi frequentando le scuole medie. L’alternativa forse sarebbe stata di andare a lavorare in fabbrica, come il padre.

Quando tornava ti sembrava cambiato?
No, no. Era sempre quello di prima. Parlava con la gente in modo semplice, dava consigli concreti, non dava mai l’impressione che si sentisse superiore a qualcuno. Diceva parole essenziali. Col tempo però aveva assunto un altro atteggiamento. Parlava sempre con tutti, ma era più riservato. In casa si confidava soprattutto con la mamma.

al Carrara prima MessaIl giorno della sua prima Messa te lo ricordi?
Sì, ma un po’ vagamente. C’è stato il corteo da casa fino in chiesa, la Messa cantata, la predica fatta dal parroco e poi il pranzo all’asilo con un bel po’ di gente del paese. Dopo il pranzo, ancora in chiesa il vespro, la processione e la benedizione prima della quale p. Luigi ha rivolto alla gente parole di ringraziamento.

E la partenza per il Congo?
Non ce l’aspettavamo così presto. È stata una sorpresa una partenza così veloce. Ha ‘preso messa’ ed è partito subito. Pochi mesi. Non sapevamo niente. Ha detto alla mamma: “Sai mamma che vado via?”. E lei: “Dove vai Gino?”. “Vado in Africa, mamma”. La mamma si è messa a piangere e ha aggiunto. “Non ti vedo più!”. E lui alla mamma: “Guarda che io torno a casa mamma”. E lei a ripetere piangendo. “Non ti vedo più”.

Leone ripete la frase con una voce velata di commozione. La figlia Patrizia interviene: “Papà racconta che quando p. Luigi era venuto a riferire della sua partenza, parlava con così tanto entusiasmo dell’Africa che gli avrebbe detto di aver voglia di partire anche lui. Abbiamo sempre pensato in famiglia che p. Luigi la sua Africa l’aveva amata molto”. E Leone aggiunge: “Le sue lettere venivano lette in famiglia e si capiva che la situazione era difficile anche perché la radio dava notizie del Congo”.

Chi vi ha portato la triste notizia della sua uccisione?
Il parroco che è salito da noi il 29 novembre. Ha preso in disparte mamma e papà e ha detto loro cos’era successo a Luigi. Io ero già sposato ed è venuto mio fratello a darmi la notizia. P. Achille Morazzoni ci ha poi accolti per la Messa in suffragio nella casa di Pedrengo.                                                                                                                                                    

Abbiamo concluso l’intervista, parlando della gioia per la notizia della beatificazione di p. Luigi che dava ragione a quei sentimenti che avevamo da subito avuto nel cuore per questo nostro fratello, martire del Signore nella lontana Africa.



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