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Padre Luigi Lo Stocco - Karibu, ritorna in Congo

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Dopo quasi due anni passati in Casa Madre ritorno nel "mio" Congo. È stata una sosta forzata dovuta soprattutto a motivi di salute. Mi è servita a prendere fiato e a riflettere sul modo di fare missione in un Congo ancora dilaniato da innumerevoli ferite di una guerra inutile e senza fine. In Casa Madre ho dato una mano ai confratelli anziani ammalati del "quarto piano", ribattezzato in questi ultimi mesi, come "città della gioia" per il clima di serenità e di fraternità che si vorrebbe far vivere ai nostri fratelli, chiamati dalla sofferenza e dall'età all'attesa della "beata speranza dell'ultimo giorno".

Dedicarsi agli ammalati non è facile, perché si tratta di un servizio di costante rinnegamento di se stessi, di un 'immensa carica di pazienza e di un grande amore alla nostra Famiglia saveriana.

Ritorno in Congo con una grande gioia nel cuore per aver fatto questo servizio di fraternità e con la voglia rinnovata di amare sempre di più la Famiglia saveriana. I nostri "vecchi" missionari, ricchissimi di tante svariate esperienze mi saranno di stimolo e d'incoraggiamento nelle "nere" giornate che certamente incontrerò in questo Congo, ancora tanto misterioso quanto bello.

La mia permanenza a Parma mi ha permesso anche, nei tempi liberi e negli impegni domenicali di ministero nelle diverse parrocchie, di incontrare tantissime persone e di iniziare delle nuove amicizie. Non posso non ricordare i ripetuti incontri con il gruppo del GAMS: vale a dire quelle persone che fanno parte del Gruppo degli Amici dei Missionari Saveriani. Un gruppo che apprezzo moltissimo e che mi auguro possa continuare nell'azione di sostegno.

La preghiera è veramente necessaria al missionario. I gesti di solidarietà debbono oltrepassare il materiale; il missionario e la sua testimonianza di fede e di carità debbono essere sostenute con una preghiera costante e quotidiana. Là dove in questi due anni ho celebrato delle giornate missionarie ho ripetuto questo ritornello: "Noi missionari non abbiamo bisogno soltanto di soldi per aiutare i nostri fratelli e sorelle a crescere; abbiamo bisogno dei vostro amore, del vostro ricordo, e della vostra preghiera. Perché si salva solo con là preghiera".

Ritorno in Congo per ritrovare la "mia gente" e continuare quel cammino che da trent'anni stiamo percorrendo insieme. In questi ultimi mesi mi sono · sentito dire qua e là: "Ma perché vuoi tornare? Non stai bene qui? Anche noi abbiamo bisogno di missionari. Pensa alla tua salute, ai tuoi anziani genitori ... ".

Queste frasi sono state per me come uno schiaffo, un'offesa alla mia vocazione missionaria. Le ho rigetta te senza tanti ripensamenti, rispondendo anche con stizza, come se fossero delle tentazioni del diavolo. Ancora una volta ho toccato con mano la grande bontà di un Dio che mi ama tanto e mi sta vicino.

Ancora una volta la mia salute malferma ha avuto in Dio la sola risposta. Non mi sembrerebbe onesto lasciare la "mia missione" in Congo. Sono le stesse motivazioni che mi avevano spinto a restare in Congo durante i pericoli delle due guerre del 1996 e del 1998, che mi spingono ora a "ripartire" perché sono sicuro della necessità della mia testimonianza e del mio cuore.

Ritorno in Congo certo anche d'essere bene accolto dai fratelli e dalle sorelle congolesi. Mi scriveva qualche giorno fa un vecchio amico musulmano di Kasongo: "Grand-frére (questo è il mio nome) a quando il tuo ritorno? Ti aspettiamo. Sentiamo molto la tua mancanza. Sei sempre stato uno di noi. Non abbiamo mai dubitato che saresti tornato. Ringraziamo Allah per la tua salute. Karibu (avvicinati). Il tuo ritorno sarà una grande festa per tutti noi. Il bug ali (il cibo) è stato messo da parte e lo condivideremo insieme. Che Dio Allah sia benedetto!".

Il rispetto di qualsiasi persona è il punto di partenza per creare delle relazioni solide e fraterne. Il rispettare qualsiasi persona ed il dar loro fiducia continueranno ad essere sempre i miei due punti fissi.



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