Padre Giuliano Sincini sempre più affezionato alla sua vocazione
Un Missionario con una marcia in più
Carissimi amici: prima di rientrare in Brasile, mi rivolgo a voi che saluto cordialmente con molta gratitudine, perché quando ne ho avuto bisogno, molti mi hanno aiutato nel mio lavoro missionario. Saluto e ringrazio tutti, ma un pensiero particolare va agli amici di Macerata e Tolentino.
A Tolentino, o meglio a Regnano di Tolentino, sono nato nel 1931, e ho vissuto i miei primi anni; a Macerata, nel Seminario Diocesano ho ricevuto la formazione sacerdotale per i primi otto anni e, potrei dire, qui ho ricevuto anche la vocazione missionaria, che poi dal 1950 ho concretizzato nella Congregazione dei Missionari Saveriani. Sacerdote dal 1958, ho operato per i primi nove anni ad Ancona, nella nostra casa Apostolica di Posatora, passando, in questo periodo, per quasi tutte le parrocchie delle Marche, per Feste Missionarie e animazione vocazionale.
Poi fui destinato al Brasile, dove mi trovo da più di trent'anni. Ringrazio il Signore e la Madonna della Misericordia per tutti questi anni di vita missionaria che spero continuare fino a quando il Buon Dio mi darà salute e forza; una salute più volte scossa da malattie con 13 operazioni chirurgiche. In Brasile ho lavorato nell'animazione vocazionale, nella formazione e principalmente nell'attività pastorale nelle parrocchie tra Lodrina, San Paolo, Nova Laranjeiras, Campinas, Warta dove mi trovo da circa due anni.
Indimenticabile il mio lavoro e la mia esperienza tra gli indios di Rio das Cobras per 12 anni e tra gli accampati senza terra di Nova Laranjeiras. Questo breve cenno storico è per presentarmi, ma forse quello che più interessa è dire qualcosa sul momento attuale del Brasile. La comunità cristiana del Brasile sente ancora molto la mancanza di sacerdoti e missionari ma è molto grande la partecipazione dei laici nella pastorale, nel sociale e nella liturgia.
È una Chiesa ricca di iniziative innovatrici, specialmente in alcune regioni. La situazione di miseria, di violenza e di ingiustizia, ha sviluppato la “teologia della liberazione” che ora, possiamo dire senza polemiche e in mondo equilibrato, fa parte del metodo “catechetico e pastorale “ di insegnamento e pratica della vita cristiana. Ancora è grande, però, l’ignoranza religiosa nel popolo e oltre alla mancanza di sacerdoti, si aggiunge un persistente e fanatico proselitismo religioso di varie sette.
Quello che preoccupa moltissimo è la situazione di molta miseria, in un certo senso, maggiore di trent’anni fa, quando sono arrivato in Brasile, in cui vive il popolo. Le ricchezze sono aumentate, ma si sono concentrate ancora di più nelle mani di pochi. Il progresso tecnico è quasi da Primo Mondo; ma il popolo semplice non ne beneficia, anzi, con la “Globalizzazione economica", i prezzi sono aumentati di molto, il salario vale di meno e la disoccupazione ha raggiunto livelli paurosi in tutto il paese.
Nella città di San Paolo, per esempio, solo in febbraio e marzo si sono chiusi 1.640.000 posti di lavoro. Ultimamente c'è la secca terribile del Nordest che ancora perdura. È facile immaginare la tristezza della situazione. Non possiamo poi dimenticare le conseguenze della miseria: violenza, vizio e distruzione delle famiglie. Di questa situazione non sono immuni nemmeno le scuole. Atti di vandalismo e di violenza succedono in più della metà delle scuole di stato.
Per questo la Chiesa si interessa direttamente in ogni "Campagna di Fraternità" che si realizza durante la Quaresima, e riflette su questi problemi gravi della società. Quest'anno di fatto ha concentrato la riflessione e l'azione sul tema: "Fraternità ed Educazione". Educazione in senso ampio, svolgendo principalmente il problema della scuola per tutti in Brasile.
Metterci dalla loro parte, come ha fatto Cristo. Aiutarli nelle loro rivendicazioni con gesti concreti, e non solo insegnando. Solo così possiamo infondere speranza nella vita e aiutarli a riacquistare i veri valori. "Amatevi come io vi ho amato". Cristo ha amato dando, dandosi. Allora ci capiranno anche quando insegniamo.
È il lavoro di noi missionari; è il lavoro anche di tutti voi persone di fede che amate le Missioni. Con una collaborazione fatta di comprensione, di preghiera e di generosità, partecipiamo così al sacrificio di Cristo e della Chiesa attuale.






