P. Uccelli, uomo di Dio, Il missionario e la sua città
Il servo di Dio Pietro Uccelli fa parte - per così dire - del paesaggio della città di Vicenza. Quasi non si pensa che sia nato altrove, tanto si era "incarnato" in quella città e diocesi.
Era nato a Barco di Reggio Emilia ed era stato ordinato prete dal vescovo della diocesi il 18 settembre 1897, a 23 anni e cinque mesi. L'anno seguente era stato mandato a fare il cappellano a San Terenziano di Cavriago, poco lontano dal paese natale.
Agli inizi di ottobre del 1900, don Uccelli ha "il colpo di fulmine". Sentendo raccontare il martirio del vescovo san Francesco Fogolla e di altri missionari, avvenuto in Cina nel luglio del 1900, gli pare che una voce dentro - quella di Gesù - gli dica: "Va' tu al loro posto". Era come il comando di Dio ad Abramo: "Esci dalla tua terra e va' dove ti mostrerò".
Il vescovo non ne vuol sapere
Don Pietro non ci pensa due volte. Risoluto, va dal suo vescovo. "Figlio mio - gli avrebbe risposto il vescovo - ti abbiamo mantenuto in seminario con una borsa di studio e ora vuoi andartene?". In breve, il vescovo gli chiede di attendere "un po' di tempo", e lo manda a Piolo, un paesino di 150 anime sperduto nella montagna, a fare il parroco, anzi l'arciprete. Con un grosso titolo si suppliva alla minuscola realtà del paese e allo scarso reddito di quella parrocchia, che era di fame, per cui nessuno ci voleva andare.
"Attendere un po' di tempo...". Passano due anni e alle reiterate insistenze di don Pietro, il vescovo risponde trasferendolo a Poviglio, un grosso paese della campagna. Ancora "un po' di tempo": altri due anni. Poi finalmente, all'uccello viene reciso il filo che gli impediva il volo.
L'incontro con un "santo"
Il 3 novembre 1904, don Uccelli arriva a Parma nell'istituto dei missionari saveriani, che era chiamato il "Nido degli aquilotti". Strana coincidenza con il suo nome: "Tutti uccelli", avrà scherzato don Pietro.
A Parma, don Pietro incontra mons. Guido Conforti, ora beato e fra poco santo. L'impressione è sconvolgente. Scrive: "Se in terra, con una persona santamente amata e venerata, tanto si gode, chi potrà esprimere a parole la gioia che si proverà in cielo, nella compagnia di Dio, della Vergine e di santi? ...Egli (mons. Conforti) è veramente un santo, un secondo don Bosco".
Don Pietro racconta che una volta alla settimana e anche più spesso, il vescovo lo riceveva in stanza e gli diceva parole che uscivano da un cuore acceso d'amore celeste. Don Pietro non dimentica più quegli incontri e quelle parole e diviene, forse, il discepolo che più ha fatto tesoro dell'insegnamento e dell'esempio del "padre".
In Cina, la gioia e la paura
Poi padre Pietro parte per la Cina e vive una vita di fatiche e sofferenze, ma anche di consolazioni interiori. In una lettera a suo padre, parla della Cina "sua nuova patria": una scelta, dunque, definitiva. E ai confratelli di Parma scrive: "Non vi so esprimere a parole la gioia tutta celeste di cui è inondato il mio cuore, nel trovarmi in queste lontane contrade, sempre nell'occasione di strappare anime al demonio e confermare nella fede coloro che l'hanno già abbracciata".
Prova anche la paura della morte, quando dieci briganti entrano nella casa dove si trova con altri due missionari. Gridano minacciosi con i fucili puntati. Sono salvati all'ultimo minuto per l'intervento di un "buon ladrone": uno della banda che si oppone alla loro uccisione. Qualche mese dopo, padre Uccelli scrive che la banda era stata sterminata e che solo il brigante che li aveva soccorsi si è salvato.
A Vicenza, amato e ammirato per 33 anni
Dopo 14 anni di vita missionaria in Cina, padre Uccelli è richiamato in Italia. A metà agosto del 1921, arriva a Vicenza con l'incarico di sostituire per alcuni giorni padre Antonio Sartori, superiore della casa apostolica, appena fondata. Da provvisorio, p. Uccelli finisce per rimanere a Vicenza ben 33 anni, fino alla morte, amato e venerato dal vescovo mons. Rodolfi, dai preti della città e dei paesi vicini e lontani, e soprattutto dalla buona gente del popolo.
Avanti con san Giuseppe!
Egli forma generazioni di missionari. È più padre spirituale che rettore. La sua parola convincente entra nei cuori e la sua vita di preghiera lo fa apparire un vero "uomo di Dio". Padre Uccelli si trova spesso in difficoltà a mantenere i suoi giovani alunni e a procurare loro un buon piatto quotidiano. È qui che entra in scena il suo san Giuseppe. Il santo non manca mai di rispondere alla fede del suo devoto.
Intanto la fama di santità del padre Uccelli si diffonde in città e fuori. Si ammira il suo zelo e la sua bontà con tutti, specialmente con i poveri e i malati. Si parla di miracoli che egli ottiene dal suo san Giuseppe e le guarigioni per le sue benedizioni con l'acqua santa.
L'affetto degli "uomini di Dio"
Padre Uccelli si mantiene in contatto epistolare con mons. Conforti e ne riceve consigli e incoraggiamenti. Quando il santo vescovo si reca in visita alla casa saveriana, è una gioia vicendevole. Un particolare interessante: quando mons. Conforti torna dal suo viaggio in Cina nel 1928, attraverso la Russia con la Transiberiana, vuole far tappa a Vicenza e salutare il suo buon discepolo. Possiamo immaginare la gioia dell'incontro!
Mons. Conforti è colpito dall'ultima malattia nel novembre 1931. Padre Uccelli accorre al suo capezzale e non lo abbandona, finché non lo vede rendere l'ultimo respiro. Poi torna a Vicenza e ci racconta le ultime ore del santo vescovo. E noi, giovani aspiranti missionari, lo vedemmo piangere.
Padre Uccelli muore il 29 ottobre 1954. Vicenza ha celebrato il "processo" sulle virtù eroiche del missionario. Ora il "servo di Dio" attende che gli "atti" siano esaminati per una proclamazione ufficiale a venerabile, a beato, a santo...
Tutto questo noi speriamo, a gloria di Dio, mirabile nei suoi santi.








