''Sarò missionario saveriano'', La sorella ricorda p. Aldo
Suor Carla ci ha inviato alcuni ricordi personali sul fratello Aldo Guarniero, saveriano di Conselice, che è passato alla vita eterna il 17 ottobre 2010.
Aldo era solito andare con la mamma a zappare nel campo per preparare il terreno alla semina del grano o delle barbabietole. Portava sempre qualcosa da leggere e, quando un compagno glielo regalava, il "Corriere dello sport". Ma era pronto a scappare a gambe levate al suono delle campane della chiesa: "doveva andare alla recita del rosario". La mamma era contenta.
La chiamata del Signore
Il parroco, don Gianstefani gli voleva bene e vedendo in lui la possibilità di una vocazione, un pomeriggio in bicicletta lo accompagnò al seminario di Imola. Al ritorno, gli chiese se gli era piaciuto. "No! - rispose - perché sembra una prigione, ha le inferiate alle finestre". Il parroco rimase male e non gli accennò più niente.
In un suo quaderno trovai scritte queste parole: "Era primavera. Il Signore passeggiando per la campagna conselicese, vide un fiore e lo colse, l'osservò attentamente e disse: «Questo fiore è bello, è mio; lo prendo e lo trapianto nel mio giardino». Quel fiorellino ero io, Aldo. Sentii in me una grande gioia: Gesù mi amava e mi chiamava".
La partenza tra le lacrime
In estate, arrivò un sacerdote dicendo che era un missionario di Parma. Portava un sacchetto per la raccolta del grano per i poveri. Fu grande la nostra gioia, poiché andavamo con mamma a spigolare nei campi e aspettavamo da un giorno all'altro che quel padre venisse a ritirarlo. Dopo 15 giorni tornò, in compagnia di un altro. Aldo parlò a lungo con loro, rideva, parlava e anche scherzava, come se li avesse sempre conosciuti.
Poi chiamarono la mamma. Mi misi anch'io in mezzo a loro, ma non capii niente: era un discorso troppo difficile da capire per me. Forse decisero tutto, anche il giorno della partenza. Mamma era preoccupata, non sapeva come fare a preparare tutto per tre: tre camicie, tre calzoni... Eravamo poveri. Dopo un mese, venne il primo padre a prenderlo. Aldo era felice; mamma piangeva e se lo stringeva forte al petto; io pure piangevo e gli tenevo stretta la mano.
"Per carità, lo lasci dov'è!"
Aldo veniva a casa di rado e per pochi giorni. A Parma noi non eravamo mai andati, sembrava in capo al mondo. Forse per questo il parroco o i superiori decisero che la sua ordinazione sacerdotale venisse celebrata nella chiesa di Conselice dal vescovo mons. Trebbioli. Mamma Elisa non c'era più, era morta un mese prima. Misero me vicino a papà.
Due mesi prima, don Gianstefani era venuto dalla mamma dicendole: "Ho deciso di andare a Parma a dire ad Aldo che diventi sacerdote diocesano; lo faccio venire a Imola così potrà aiutare la vostra famiglia; avete tanto bisogno, ma se diventa missionario non può darvi niente". La mamma alzò le braccia al cielo e disse piangendo: "Signor parroco, mai, mai dirò questo. Per carità, lo lasci là dov'è!".
Il parroco andò ugualmente a Parma, espose il suo progetto, ma la risposta di Aldo fu questa: "Mai e poi mai tradirò l'istituto che mi ha accolto. Sarò prete missionario! Missionario saveriano!".
Gli occhi parlavano
Lo scorso anno sono stata a Parma 24 giorni per assisterlo: poche parole, ma ci guardavamo e gli occhi parlavano, dicevano parole che uscivano dal cuore. Indimenticabile è stato l'ultimo suo momento: ha iniziato con il segno della croce e ha fatto tutti i gesti della Messa; al momento della pace mi ha stretto forte forte e a lungo le mani, dicendomi: "tutto è fatto". Poi salutandomi con il gesto delle mani: "ciao, ciao, parto".
Alcuni giorni prima ero andata a prendere l'altro fratello don Marcello, che ora è nella casa del clero a Bologna. Insieme, abbiamo recitato l'Ave Maria e gli ha dato la benedizione. Avevamo tutti e tre gli occhi lucidi.








