P. Trapletti: Cavalcando nella foresta
Come in una splendida videocassetta
Padre Ilario Trapletti, missionario saveriano di Sarnico, scrive dall'Amazzonia. La sua lettera sembra una splendida videocassetta. Perché non guardarla?
È passato un anno da quando sono rientrato in missione, lasciando le belle valli bergamasche per entrare nella sempre verde Amazzonia. Voglio comunicare un po' della mia vita missionaria, se non altro per i tanti amici che ho nella bergamasca.
"Hai sbagliato giorno!"
Mi trovo a Tomé - Açu, nella parrocchia "Santa Maria", a sud di Belém. È immensa; è formata da due cittadine lontane tra di loro e ognuna ha un gran numero di comunità. In tutto le comunità sono settantacinque. Questo non sarebbe niente se le distanze non fossero così grandi e le strade co-sì impervie.
L'altro giorno sono stato in una comunità chiamata Cuxiù con la suora che mi accompagna sempre. Cammina e cammina ... sono arrivato e mi sento dire: "Ma padre, non è oggi il giorno della visita con la Messa!". Che ci vuoi fare? Non puoi mica sgridarli ... Fai un sorriso, che sa un po' di smorfia, e te ne torni indietro.
Una cavalcata fantastica
Sono stato con il gippone a visitare la comunità di Maçarantuba. Era la prima volta che andavo. È distante solo quaranta chilometri, ma la stradina corre sui crinali delle colline della foresta distrutta. Era tutto un su e giù così ripido che ti venivano i crampi freddi allo stomaco.
La suora che era con me non ne poteva più. Ma quando siamo arrivati alla comunità, c'era tanta gente ad aspettarci che ci siamo sentiti felici. Abbiamo battezzato ragazzi e adulti nella casa del capo- villaggio in un clima di festa.
C'era gente che aveva remato ore e ore lungo il fiume per arrivare. E dopo la messa, tutti insieme, ci siamo riuniti attorno a un piatto di riso e fagioli per alleviare la fame delle tante persone presenti. Non mancavano numerosi cani randagi che ci fan sempre compagnia in queste occasioni.
Un incontro imprevisto
Ho visitato un'altra comunità non tanto grande, ma tanto lontana e in mezzo alla foresta. Per raggiungerla si doveva percorrere
il solito tragitto infame, con un insolito particolare: ad una curva incontriamo una ventina di uomini seduti ai lati della strada.
Avevano fucili in una mano e coltellacci nell'altra. Erano degli invasori che avevano occupato una parte di foresta, stavano tagliando alcune piante, seminando e si preparavano a difendere la loro invasione. Mi dicono: Ah, sei il missionario? Passa, passa. E prega per noi. Anche noi venivamo a Messa! - Sì - rispondo - ma non portatevi appresso questi vostri archibugi!
Una Ferrari azzurra
Nel baraccone che serve da scuola, chiesa, sala di danza, c'era Feliciano, il capo della comunità, che mi accoglie con un gran sorriso. Feliciano è poliomielitico da quando aveva tre mesi. Ma non si è perso d'animo e si è fatto la sua vita dignitosa.
Stava lì con la sua Ferrari azzurra: una specie di piccola automobile col volante e tre ruote, tutta di legno pitturato. E la benzina?
Un ragazzone che la spinge rumorosamente. Era tutto felice il nostro Feliciano, con la sua bella comunità che cantava a squarciagola gli inni della Messa. Poi, per tutti, il solito riso coi fagioli e l'immancabile gallinella che i cristiani preparano quando arriva il missionario. Saranno terrorizzate, le galline, quando mi vedono arrivare!








