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P. Scaglia: Missionario espulso dalla Cina

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Per 40 anni a Cremona

Si è spento venerdì 26 febbraio all'l.30 di notte, all'Ospedale civile dove era stato ricoverato la domenica precedente per una banale influenza. La causa del decesso è stata l'insufficienza cardiaca ormai cronica aggravata da un edema polmonare. L'improvvisa scomparsa di questo missionario ha lasciato stupiti e addolorati tutti quelli che lo  conoscevano, ed erano tanti, sia in città che in diocesi, soprattutto a Robecco, dove era nato nel lontano 1914 da una povera famiglia profondamente cristiana.

La sua salma, esposta nella Cappella del grande Istituto che egli stesso aveva contribuito a costruire, è stata visitata per tre giorni da numerosi amici che sostavano a lungo in preghiera.

Padre Angelo era entrato da ragazzo nel seminario di Cremona, che poi lasciò a 16 anni per farsi missionario tra i figli del Beato Conforti, vescovo di Parma, che aveva aperto nel 1930 una Casa Apostolica a Grumone, vicino a Corte dé Frati. Fatto il noviziato a s. Pietro in Vincoli (RA) e la prima professione religiosa nel 1935, e compiuti gli studi teologici a Parma, fu ordinato sacerdote nella cappella di Grumone il 20.3.1943 e destinato come confessore degli apostolini di Vicenza, dove conobbe il servo di Dio p. Pietro Uccelli che era stato missionario in Cina per moltissimi anni e stimò a tal punto da diventare un testimone insigne della sua causa di beatificazione iniziata due anni fa.

Finita la Seconda Guerra Mondiale, p. Angelo potè finalmente partire per la Cina, dove arrivò nel dicembre del 1946. Ospite nella Casa religiosa di Pechino, incominciò subito a studiare la difficile lingua cinese per quasi tre anni. Intanto l'esercito rivoluzionario di MaoTse-Dong stava occupando con grande rapidità la Cina Padre Angelo insieme ad altri Saveriani, venne mandato al sud, dove l'Armata Rossa non era ancora giunta, a Kian-Hsien, e incaricato del ministero nella parrocchia di s. Giuseppe, fino a luglio del 1951, quando arrivarono i soldati comunisti e cominciarono a perseguitare con interrogatori, indagini minuziose, processi e alla fine espulsione per tutti i missionari stranieri.

Alcuni padri andarono in Giappone, la missione che si era appena aperta per accogliervi i missionari scacciati dalla Cina. Padre Angelo, la cui salute sembrava declinare rapidamente, ritornò in Italia il primo ottobre 1951, dove cominciò a lavorare, prima ad Ancona come insegnante, poi a Massa Lucana come direttore spirituale, e finalmente a Cremona dal 1 settembre 1953 con lo stesso impegno ( dove rimarrà fino alla morte, tranne alcuni anni passati a Brescia).

Qui si impegnò come gli permetteva la sua malferma salute, nel ministero, nella pastorale degli infermi, nell'ufficio benefattori, nell'accoglienza premurosa dei visitatori e in particolare dei sacerdoti che chiedevano di confessarsi.

Al di là di questi dati storici piuttosto scarni, rimane il ricordo preciso di un Saveriano antico, vero uomo di Dio che fondava tutta la sua vita su una fede semplice e profonda, sulla preghiera quasi continua, sull'adorazione eucaristica frequente, su una devozione mariana tenerissima (chi sa quante migliaia di rosari ha recitato?), sulla sofferenza fisica e morale accettata per il bene delle anime, sulla missione nel mondo e soprattutto in Cina che sempre ricordava come il suo grande sogno e il suo primo amore.

Non ha fatto nulla di straordinario, eppure la sua vita sembra una leggenda. Si potrebbe scrivere un libro intero su di lui. Molti lo ricorderanno con la sua veste cinese, la sua fluente barba candida, i suoi occhi vivaci spesso ridenti, talora corrucciati e fulminanti, la sua parola cordiale e arguta o i suoi silenzi, il suo amore alla natura, ai fiori e agli uccelli, la sua passione per i quadri dei santi, in particolare di Francesco Saverio.

Dio lo accolga nel suo Paradiso e realizzi i suoi sogni.



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