P. Tomé - Dal Burundi al mondo intero
Qualche mese fa abbiamo pubblicato su questa pagina la fotografia di padre Ernesto Tomè. E' un missionario "vecchio stampo", sempre allegro, cappello in testa per proteggere la sua "pelata"; sempre pronto, con le sue battute o con una barzelletta, per ridare energia a chi è giù di morale. E' un ottimista nato, e non ha mai perso questa sua qualità! Se si fosse presentato a qualche canale della TV, l'avrebbero subito ingaggiato ... E' tenace nel raggiungere i suoi obiettivi, perché ha una grande passione per il regno di Dio.
Ordinato sacerdote nel secolo scorso (ormai bisogna dire così!), precisamente il 10 ottobre del 1963, è partito presto per il Burundi. Da allora non si è mai fermato in Italia, se non per brevi periodi di ferie e di cure. Grande amicone, gli è facile instaurare relazioni con tutti. Inutile dire che anche in Africa gli vogliono tanto bene. Anche perché lui ama gli africani di vero cuore e cerca di farsi in quattro per aiutarli a vivere più dignitosamente.
Ecco alcuni stralci della sua ultima lettera che ha mandato agli amici. Già il saluto di apertura è tipico del suo modo di entrare in contatto con gli altri.
Carissimi fratelli e sorelle, Umanità nuova, Civiltà dell’Amore (come usa parlare Papa Giovanni paolo II), mani e cuore aperti al dono, vi saluto tutti con gioia fraterna. Sono tornato – più vecchio di tre anni – dal Burundi, paese sempre insanguinato. Mi chiederete: “Dopo nove anni di guerra, ora va meglio?”
Vorrei tanto rispondervi “sì”. Ma purtroppo così non è. All’inizio di quest’anno una valanga umana, più di 40.000 persone, sono state buttate giù dalle loro colline a colpi di fucile. Per tre mesi si sono accampati come hanno potuto. I più fortunati, hanno trovato rifugio nelle capanne, già strette, di altri poveri.
Uno squisito proverbio kirundi dice: “Una pelle di pulce copre cinque persone che si vogliono bene”. Quante volte si è avverata, ed anche superata, la verità di questo proverbio! In una casetta di mattoni crudi, puoi trovarci dentro 10 o 15 persone ed anche di più…
Finalmente, dopo tre lunghissimi mesi, gli sfollati hanno avuto il permesso di tornare alle loro amate case puntualmente “derubate”, alle loro colline letteralmente “devastate” e prive di germogli. Il tempo in cui i fucili li hanno tenuti lontani dalle loro case, dai loro campi, era il tempo giusto di preparare il terreno per la semina dei fagioli. Così a fine maggio, primi di giugno, non hanno raccolto nulla!
Dopo nemmeno due mesi, a causa di un attacco ad una postazione militare, ecco un’altra fuga. I genitori con i fagotti in testa, i piccoli sulle spalle e gli altri intorno, giù verso la pianura a cercare salvezza.
I fuggitivi hanno bussato anche alle nostre porte. Abbiamo aperto la missione. Sono entrate 2.500 persone con i loro bambini, le stuoie di paglia e… tanta fame e povertà. Dopo nove anni di questo stillicidio crudele, la gente è stanca, sfinita.
Leggo nei vostri occhi tante domande ovvie: “Ma di che cosa vivono, se sono sempre in fuga? Chi li mantiene in vita? Gli organismi internazionali?”. Questi sono quasi tutti addomesticati, legati al carro di chi comanda. Ma allora qual è la risposta? Eccola.
Chi fa vivere questa povera gente siete voi! Il vostro buon cuore che vede nei fratelli sofferenti il volto del Dio crocifisso. Ogni volta che distribuiamo il vostro dono ai fratelli affamati, insieme a loro preghiamo il “Padre Nostro” per voi. Alla gente parliamo di voi. Percepiscono in quel gesto un mistero di comunione, come un’immensa Eucaristia dove l’amore si fa pane, come ci ha insegnato e ha fatto Gesù, il Fratello universale.
Dal 15 gennaio al 15 giugno, ai 40.000 fuggiaschi abbiamo potuto donare ben 370.000 kilogrammi di fagioli, assieme a riso, sale, sapone, coperte. Abitualmente, ogni mese, aiutiamo 1.200 poverissimi ed altrettanti orfani.
Ecco carissimi, un breve ragguaglio della situazione che riguarda solo la nostra missione alla periferia della capitale e le sovrastanti colline. Da questo potete immaginare quanto tragica sia la situazione in tutto l’intero Burundi. Aiutateci a pregare per la Pace!
Da me, un paniere colmo di riconoscenza e di affetto: “Murakoze” ossia “Grazie!”.
Vostro, p. Ernesto Tomè,







