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Giovedì 24 febbraio nella chiesa parrocchiale di Roveredo di Guà, si è tenuta la celebrazione di saluto a p. Ezio Marangoni, salito al cielo due giorni prima. Padre Silvano Zordanello, superiore della comunità saveriana di Vicenza ha iniziato così la sua omelia funebre: “P. Ezio torna qui nel suo paese natale, nella sua chiesa, quella che lo ha accolto come figlio di Dio. Torna qui dove è cresciuta la sua fede e da dove è partito, ancora ragazzo (aveva 12 anni), per la comunità missionaria di Vicenza, per iniziare quel cammino che lo ha portato a diventare presbitero e missionario”.

Erano presenti i familiari, la comunità del paese, il parroco e 12 confratelli da Vicenza, Parma e Brescia. “Ho vissuto con lui - continuava nell’omelia p. Silvano - in questi ultimi 5 mesi. Era in carrozzina. Sia al mattino, che nel pomeriggio, usava l’ascensore per salire in cappella e là vi rimaneva per ore, girando per i banchi, a volte addormentandosi. Quando lo incontravo, era sempre sorridente, mai una parola di lamento. «Allora, Ezio, come va?». «Bene!» era la sua risposta e trasmetteva serenità. Ecco, credo che p. Ezio in quei momenti sia andato ad imparare da Gesù”.

Questa testimonianza va unita a tante altre della vita di p. Ezio. In Congo RD era responsabile del centro catechistico della diocesi di Uvira e nella sua camera aveva un angolo riservato alla preghiera personale. Un drappo rosso alla parete, una stuoia artigianale per terra, uno sgabellino, un’icona, un tavolino con la Bibbia aperta, dei fiori… costituivano il suo spazio di raccoglimento e di meditazione. Insegnava ai catechisti il metodo di preghiera della lectio divina e amava la Parola di Dio, che era all’origine e al centro della sua vocazione di servizio al Vangelo.

Ancora p. Silvano, ricorda: “Posso testimoniare che il nostro fratello Ezio ha camminato nella sua vita sapendo che accanto a lui c’era Cristo. Ci sono giunte tante testimonianze bellissime. Ovunque ha seminato questo amore per il Signore: nei brevi anni come vicario parrocchiale al Sacro Cuore di Parma, come parroco alla Madonna Missionaria di Macomer in Sardegna, nei lunghi anni (20 anni) passati nella missione della Repubblica Democratica del Congo, con i giovani dell’università di Salerno…”.

Nei suoi 83 anni di vita ha seminato molto la Parola di Dio e nel 50° del suo sacerdozio, p. Ezio stesso scriveva: “Importante è seminare il grano della speranza. Semina il tuo sorriso perché splenda intorno a te. Semina le tue energie per affrontare le battaglie della vita. Semina il tuo coraggio per risollevare quello altrui. Semina il tuo entusiasmo, la tua fede, il tuo amore. Semina piccole cose. Semina e abbi fiducia: ogni chicco arricchirà un piccolo angolo della terra”.

Le risonanze della sua semina ci sono giunte all’annuncio della sua morte. Nino Marcianò scrive: “Grazie p. Ezio. Lavorare con te è stato per me un grande dono di Dio. Sei stato un grande esempio di vita, un grande uomo, un grande sacerdote, un grande missionario. Non dimenticherò mai la tua vicinanza, accompagnata dalla preghiera. Nei momenti di difficoltà e di sofferenza c’era il tuo costante incoraggiamento e non mollare mai. L’invito a seminare sempre quello che si ha, poco o molto, non ha importanza: fede, speranza, amore e carità. Negli anni passati assieme, abbiamo lavorato tanto con i giovani, con le parrocchie. Il tuo intento era stimolare alla missione, far comprendere il motivo della missione, l’importanza dell’annuncio. Da te ho imparato tanto. Ciao!”.

Ancora una testimonianza arriva dalla famiglia Ditrani. “L’attesa del tuo arrivo qui da noi è stata sempre una festa: matrimoni, nascite, battesimi, compleanni o semplicemente il quotidiano, che hanno segnato il prezioso tempo trascorso insieme. In fondo sei sempre stato uno di famiglia! Ci hai amato, ognuno nella sua unicità e hai permesso a noi tutti di far crescere quel principio di reciprocità per conoscerci come dono per l’altro. Grazie, p. Ezio!”.

Infine, Carmen nel suo messaggio esprime la propria riconoscenza con una preghiera: “Grazie Signore per aver donato al mondo p. Ezio. Grazie per avercelo fatto conoscere. Di te diceva che eri ‘un datore di lavoro esigente’ e lui era un instancabile e creativo operaio nella Tua messe. Stringilo tra le tue braccia con il suo enorme carico di opere buone compiute per la Tua gloria. Fa’, o Signore, che sappiamo custodire e mettere in pratica i suoi insegnamenti, così da contribuire all’affermazione di quella fraternità vera per la quale tanto si spendeva”.




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