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Lo slancio missionario fa di ogni situazione un’occasione, di ogni difficoltà una possibilità, di ogni caduta una chiamata a rialzarci. Come saveriani dovremmo saperlo molto bene, visto che il Conforti è il Santo “delle ripartenze”. Non si è mai dato per vinto, ha sempre chiesto a Dio la Grazia di oltrepassare ogni ostacolo (e ne ha avuti parecchi… soprattutto in situazioni di grande responsabilità).

Mi accorgo che torno spesso su questo pensiero. Ora, non ci torno da solo, ma insieme a tutti i ragazzi di etnia Karen che sono con me nel Centro da poco aperto al confine con il Myanmar e che sta diventando lentamente un’esperienza molto significativa, pur nella precarietà (siamo in affitto in spazi molto ristretti). 
“Ogni situazione è un’occasione…”. Dico ciò perché, negli ultimi tre mesi, di cose ne abbiamo vissute parecchie: prima l’inondazione che ci ha colpito spazzando via molte cose, tra cui computer, libri, attrezzatura, letti e tavoli, poi il Covid che ci ha costretto a casa per due mesi. I bambini lo hanno avuto in tredici su sedici, ma alcuni sono risultati positivi solo in seguito. Mi sono inventato di tutto pur di mantenere un clima sereno, impegnato, entusiasta, dividendo gli spazi tra i positivi (al piano terra) e i negativi (al piano superiore), separando luoghi per cucinare, materiale e quant’altro.

Passato il Covid in casa, ecco la ripresa del conflitto armato al confine, che crea costantemente sofferenza, soprattutto per i bombardamenti aerei che i militari birmani usano per distruggere i Karen, le loro abitazioni e le poche infrastrutture, provocando morti e feriti tra i civili. Tornano così alla memoria le violenze che l’esercito birmano aveva prodotto vent’anni fa e che hanno portato alla nascita dei nove campi profughi in territorio thailandese, in cui noi saveriani prestiamo il nostro servizio oggi. La gente scappa al di qua del confine o nella foresta, donne e bambini rischiano tantissimo in questi scontri e noi possiamo intervenire solo tramite le organizzazioni civili karen con cui siamo in contatto, essendo vietato l’accesso alle zone colpite dai bombardamenti.

Noi saveriani siamo in Thailandia, ma di fatto al confine operiamo anche in territorio Myanmar e gli stessi bambini che sono con me vengono quasi tutti dai villaggi Karen in Myanmar. Si spostano per le condizioni di precarietà in cui vivono, per l’assenza di un sistema scolastico organizzato e per un evidente bisogno delle famiglie al di là del confine. Eppure “ogni situazione è occasione”. L’inondazione ha stretto i legami con le famiglie, come noi colpite duramente… Grazie per l’aiuto ricevuto dall’Italia, tra cui diversi amici di Salerno che mi hanno fatto sentire tutto il loro affetto e la vicinanza.

Siamo riusciti a farci concretamente segno di carità per tante persone, soprattutto migranti, anziani e nuclei familiari numerosi. L’inondazione ha messo in moto tutti i ragazzi che sono con me e che hanno fatto a gara per darci una mano nel ripulire, levare il fango e pian piano ricominciare. Il Covid è stato un tempo di tensione, essendo gli unici del villaggio ad aver contratto il virus… e quindi additati da tutti. Eppure, la gente, pur impaurita, ha visto l’attenzione che ci abbiamo messo per mantenere i ragazzi in casa a studiare, lavorare e giocare. Dopo pochi giorni, alcune famiglie vicine hanno portato cibo per noi, per aiutarci a oltrepassare la pandemia.

Il conflitto, che sta continuando a creare tanta sofferenza, ci ha messo in moto tra noi saveriani, cercando collaborazione con la diocesi e alcune organizzazioni non governative per cercare di dare il nostro contributo. Abbiamo provato a rispondere ai bisogni primari dei karen, andati a rifugiarsi nelle foreste.
Ogni difficoltà può comunque generare possibilità, ovunque: in Thailandia, come in Myanmar o in Italia. Grazie davvero di cuore per tutta la vostra solidarietà e speriamo di poter presto avere un posto meno precario per i ragazzi. Un abbraccio e forza Salerno!



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