Non vada a fondo la solidarietà
Sabato 26 settembre 2009 il tifone Ketsana, chiamato anche Ondoy, ha devastato vaste regioni delle Filippine abbattendosi soprattutto sulla città di Marikina, una delle aree periferiche di Metro-Manila, dove vivono i saveriani. Padre Emanuele è scioccato. I racconti dei testimoni fanno venire la pelle d'oca.
"Una donna annegata con il nipotino in braccio; persone folgorate dalla corrente elettrica; cadaveri trascinati dalle acque insieme alla plastica; famiglie portate via con le loro casette; un cane che annaspa, legato con la catena al canile di legno galleggiante... Dall'alto dei tetti le case apparivano come isole che si diradavano man mano che l'acqua saliva... Al mattino della domenica, quando l'ondata era passata, per molti non c'era più niente da cercare. Una popolazione immensa, già povera, si era impoverita ancora di più".
Padre Giacomo si commuove nel vedere la grande solidarietà.
"Per tanti studenti benestanti forse questa è stata la prima volta che sono entrati in contatto con la cruda realtà delle baraccopoli. Ma anche i ricchi colpiti hanno ricevuto la solidarietà dei poveri che li hanno tratti in salvo e li hanno aiutati a ripulire le ville dai detriti. Tutti si sono messi insieme per porgere aiuto a chi era nel bisogno". Ma alla fine, si fa una domanda che interpella anche noi: "Con il finire dell'emergenza e del dolore, saremo capaci di unificare gli sforzi di tutti per un futuro migliore? Oppure finirà anche questa coscienza di solidarietà?".
Padre Javier racconta la storia di una madre, la signora Rowena, una cristiana convinta e attiva. È dovuta migrare dalla provincia di Bukidnon e ha trovato un buco in riva al fiume nella nostra parrocchia a Tumana. Ha tre bambini e uno in grembo. È impegnata nelle comunità di base, nel movimento "Vita famigliare" ed è anche catechista. Non è facile, ma è sostenuta dalla meditazione della Parola di Dio e in essa trova la forza e la voglia di andare avanti.
Anche lei è passata attraverso la tragedia del tifone. La sua casa è stata letteralmente sommersa: l'acqua ha raggiunto i quattro metri. È riuscita a mettere in salvo la famiglia, passando il giorno e la notte sul tetto di una casa. L'ho incontrata il giorno seguente. Ripeteva le stesse domande: "Dove andremo ora? Come ricostruire un posto? Dove stare con i figli?".
Padre Javier non aveva risposte. Le ha detto: "Per un paio di settimane puoi stare nella chiesa". Così la chiesa è diventata un luogo di rifugio per Rowena e altre famiglie. Ora che il fango si è asciugato, le famiglie sono tornate tra i resti delle loro case, per assicurarsi che nessuno occupi il posto... "Hanno solo un sogno: riuscire a rendere abitabile la loro baracca. È sempre lo stesso Gesù che percorre le strade del mondo cercando un posto dove stare".
Padre Emanuele e gli altri saveriani a Manila chiedono la nostra solidarietà per ridare un tetto alle famiglie più povere che hanno perso tutto, eccetto la voglia di continuare a vivere con un po' di dignità.








