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Il vescovo della diocesi di Bururi mons. Joseph Martin, nel luglio 1962, invitato ad Uvira nel vicino Congo per l’ordinazione episcopale di p. Danilo Catarzi, ha occasione di incontrare il Superiore Generale dei Saveriani, p. Giovanni Castelli, e chiedergli alcuni missionari per la sua diocesi in Burundi. 

Il primo ad arrivare è p. Vittorino Martini nel 1963. Un anno dopo, arrivano i padri Michele D’Erchie, Cesare Piazzoli, Giuseppe De Cillia, e Giuseppe Nardo. I Missionari d’Africa, più conosciuti come i Padri Bianchi di mons. Lavigérie, introducono progressivamente i Saveriani nel lavoro apostolico.
Gli avvenimenti del massacro interetnico dalla fine di aprile fino alla fine di luglio 1972, causano circa 300.000 vittime. La Chiesa e le comunità religiose ne soffrono moltissimo. I Saveriani si trovavano al centro degli avvenimenti a Rumonge, Murago, Minago, Kigwena e Rumeza.

Riflettendo su questo terribile dramma con il nuovo vescovo di Bururi mons. Bernard Bududira, i Saveriani iniziano la realtà pastorale delle comunità di base per responsabilizzare maggiormente i cristiani del Burundi. Ma fino a pochi anni prima, queste comunità di base nascenti trovavano molta difficoltà a radicarsi sul territorio perché il governo vedeva in esse una reazione popolare pericolosa. 

Dal 1976 al 1985 il regime del presidente Bagaza che, per diversi aspetti, si era mostrato vicino alla realtà della gente per la costruzione di strade e sviluppando l’agricoltura, attacca la Chiesa cattolica e quella protestante che percepiva come dei concorrenti da eliminare. Dal 1979 iniziano le espulsioni dei missionari provenienti dall’Europa e le confische dei beni delle chiese e l’impedimento ai catechisti di presiedere le celebrazioni domenicali, con la scusa che erano impreparati. Con le espulsioni, i Saveriani da 55 rimangno solo in 4. 

Il presidente arrivato dopo, Pierre Buyoya, della stessa famiglia di Bagaza, riapre le porte ai missionari espulsi. Riesce a preparare le prime elezioni democratiche del 1° giugno 1993, vinte dal partito Frodebu con il nuovo presidente Ndadaye Melchior, che il 21 ottobre dello stesso anno viene ucciso. 

Inizia così la guerra civile dei “Combattenti”, la maggioranza etnica del Burundi. Il conflitto dura 10 anni, durante i quali anche i due confratelli saveriani p. Ottorino Maule e p. Aldo Merchiol, con la volontaria Catina Gubert, trovano la morte, uccisi il 30 ottobre 1995. Con loro ricordiamo, fra le tante vittime, l’Abbé Michel Kayoya, l’Arcivescovo Joachin Ruhuna, i 40 seminaristi di Buta il 30 aprile 1997, il giovane Nunzio apostolico Michel Courtney il 27 dicembre 2003. Il 7 settembre 2014, a Kamenge, sono uccise le tre sorelle Saveriane Olga Raschietti, Bernardetta Boggian e Lucia Pulici. Per tutti e tutte attendiamo un giorno la beatificazione, per rappresentare le altre centinaia di migliaia di vittime innocenti. Davvero non mancano i martiri e i santi in Burundi!



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