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Diceva Aronne al paralitico: “Zio. Dai, alzati in piedi… Fallo per noi”. Veniva a trovarlo ogni giorno. Gli portava qualcosa da mangiare e da bere, gli faceva un po’ di compagnia. Non sapeva come tutto fosse successo. La mamma glielo aveva raccontato qualche tempo fa, ma lui non aveva capito bene. Eppure gli voleva bene, non solo perché era suo zio, ma perché gli raccontava tante storie dei tempi passati. Un giorno, mentre gli dava da mangiare gli dice che aveva sentito parlare di un certo Gesù che guariva le persone, che diceva tante parole buone. “Zio mi hanno detto che domani passerà nel nostro paese; perché non dici ai tuoi amici di portarti da lui. Magari è la volta buona che tutto cambia nella tua vita”. E senza aspettare troppo va a chiamarli. La notte trascorre per il paralitico in un dormiveglia, pensando a quello che potrebbe succedere. Appena il sole comincia ad illuminare tutto il paese, arrivano i suoi amici, lo mettono in un letto e a spinte si dirigono verso la casa dove Gesù stava già incominciando a parlare e a ricevere gente. Ma era difficile arrivare fino alla porta. Non riuscivano ad entrare. Allora, salgono sulla scaletta esterna alla casa, tolgono il tetto di terra e di canne e con alcune corde lo calano in mezzo a Gesù. Tutti rimangono meravigliati. Gesù, sorridendo, gli dice: “Benvenuto in mezzo a noi; ti aspettavo. Cosa posso fare per te?”. E il paralitico: “Lo vedi, Signore, ormai sono tanti anni che sono così e voglio tornare a vivere come tutti”. E lui: “Lo vuoi davvero? Allora, alzati e cammina”. E così, con il lettuccio in spalla, di fronte a tutti, si mette a danzare, correndo verso casa, dopo un ultimo grazie a Gesù.



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