Nel cuore dei missionari resta sempre la speranza
Padre Bramati in Sierra Leone
Padre Nazzareno Bramati, di Poggio s. Marcello (AN), missionario in Sierra Leone dal 1960, era rientrato in Italia forzatamente a causa della guerra alla fine del 1998. Desiderava ardentemente rientrarci. In una lettera al vescovo di Jesi manifestava la sua sofferenza , il non poter rientrare, scrivendo: "Il Signore, accetterà questo ulteriore sacrificio a bene dei nostri cristiani e catecumeni che abbiamo dovuto lasciare all'improvviso: nutro grande speranza che presto li possiamo rivedere, stare con loro e aiutarli nelle loro sofferenze patite e dolori sofferti in questo anno che sono stati senza sacerdote e senza alcuna funzione religiosa e assistenza nel terrore delle incursioni dei ribelli che li hanno sparsi nelle boscaglie e nelle foreste".
Infatti la speranza ha vinto gli ostacoli e p. Nazzareno è rientrato in Sierra Leone nel marzo scorso. Riportiamo il fatto narrato in un articolo dall'Osservatore Romano del 27 aprile. "Chiese ridotte a letamai, comunità cattoliche senza prete per mesi, crudeltà e violenza imposte per due anni dalla guerra nel profondo Nord del Paese: è questo lo scenario in cui un missionario Saveriano di 76 anni, p. Nazzareno Bramati, ha festeggiato i suoi 50 anni di sacerdozio e celebrato il suo personale Giubileo 2000.
Il religioso, che è in Sierra Leone da più di 30 anni, ha raccontato a Fides la particolare esperienza di questo doppio Giubileo celebrato alla fine di marzo: lontano dagli occhi del mondo, ma vicino al mistero dei cristiani che hanno mantenuto la fede anche se per due anni sono stati torturati, nascosti nella foresta, soffrendo fame e sevizie. L'idea di celebrare così il Giubileo - dice il sacerdote non è stata mia. Mons.Biguzzi, vescovo di Makeni, ha pensato che la cosa più bella da farsi era celebrare questo anniversario nel Santuario Mariano della diocesi, a Kamabai, 40 km a nord di Makeni.
Da tanto lì non vedevano un sacerdote. Inoltre il santuario è chiesa Giubilare, anche se la furia della guerra ha disperso tutti i reli giosi ed i fedeli. Siamo arrivati mentre si stava tenendo un consiglio pastorale locale, all'aperto. I laici responsabili delle comunità, che non sapevano del nostro arrivo, si erano riuniti per affrontare i problemi intanto che i sacerdoti non erano in grado di tornare al loro posto. Ed è stato commovente il constatare come la Chiesa abbia continuato a vivere nella preghiera e nelle adunanze di quella gente che ha tanto sofferto.
Subito si sono radunate una cinquantina di persone, e dopo aver ascoltato le confessioni di tutti abbiamo celebrato la Messa Giubilare. Era gente che ha sofferto maltrattamenti indicibili, fame, stenti. Oltre a Kamabai abbiamo visitato altri centri: Bambuna, Mabonto, Makontandhe, Magburaka. Abbiamo trovato qualche chiesa in buono stato; ma quella di Makontandhe è stata colpita da mitragliamenti aerei. In quella zona lavorava un missionario, p. Pietro Noaro, e tutti mi chiedevano quando sarebbe tornato.
Anche a Magburaka abbiamo trovato una piccola comunità che, sotto la capanna, stava pregando. Anche loro non sapevano del nostro arrivo. Era un sabato e loro, con l'aiuto di qualche catechista e di qualche persona anziana, si stavano preparando ad un'altra domenica senza sacerdote. Mi sono saltati addosso con tale impeto di gioia che ho dovuto appoggiarmi alla macchina per non essere travolto. La messa celebrata nel santuario è stata naturalmente il momento che il missionario ricorda con maggiore enfasi: "Mi sono confessato - . ricorda - da un mio confratello per essere · in grado di acquistare il santo Giubileo. Nella chiesa sono rimasti solo i banchi: le stazioni della Via Crucis , sono state rubate; le vesti sacre, il calice e l'ostensorio pure. Sono state mutilate le statue. La chiesa era piena. Gli occhi di tutta quella gente erano incavati e sofferenti per la fame; ma era come se dicessero: "Grazie, perché non ci avete abbandonato".
E padre Nazzareno ha già deciso di tornare tra di loro "non appena - ha detto - ci sarà la possibilità di sistemare un punto d'appoggio". Di fatti è ripartito da mesi per la Sierra Leone. Ma al momento in cui queste pagine vanno in stampa, veniamo a sapere che p. Nazzareno è rientrato urgentemente in Italia per problemi gravi di salute. Speriamo bene.






