Trent’anni di missione in Indonesia
Intervista a Fr. Roberto Mancini
Fratel Roberto, raccontaci in breve la tua esperienza missionaria. Quanti anni hai passato in Indonesia e quale spirito ti ha guidato fino ad ora?
I miei trentun anni di missione li ho spesi camminando a fianco della povera gente, bisognosa d'aiuto. Per me, che mi sono consacrato per la vita, è stato il pane per i miei denti. Non ho esitato a farmi tutto a tutti, condividendo anche la durezza del loro lento progresso umano e spirituale. Quel poco di bene, che umilmente ho potuto fare, l'ho sempre fatto a tutti solidalmente, senza distinzione di religione, tanto che i musulmani mi ritengono il fratello di tutti e non solo dei cristiani. Infatti, deve essere così, perché tutti siamo figli di Dio.
Dopo tanti anni di lavoro, alla bell'età di 73 anni, cosa fai ancora in missione?
Da qualche anno, essendo ormai in età un po' avanzata, sono a servizio dei giovani Saveriani, aspiranti missionari indonesiani, nel noviziato di Giakarta. Anche questo mi rende felice perché con la loro vitalità missionaria questi giovani fanno rivivere in me l’esperienza passata.
Ma, quel che più mi fa piacere è che oltre a volermi bene, la mia presenza in mezzo a loro è gradita. Ebbene, io dico il mio grazie al Signore di poter essere ancora utile nel far crescere le vocazioni missionarie indonesiane. Abbiamo già cinque preti missionari indonesiani e due diaconi prossimi all’ordinazione presbiterale. Due lavorano in Bangladesh, due operano nelle isole Nias, presso Sumatra, e uno sta laureandosi in Sacra Scrittura, qui a Roma.
Fratel Roberto, sei arrivato in Indonesia nel lontano '69, quando sei arrivato cosa hai cominciato a fare, qual è stata la tua testimonianza cristiana?
Posso dire che non ho fatto fatica ad inserirmi in quell'ambiente missionario. Solo alcuni mesi dopo il mio arrivo, il vescovo di Padang mi mandò ad assistere spiritualmente e curare i malati di lebbra di Bagansiapiapi. Quindi la preparazione al Battesimo di un buon numero di essi, la mia testimonianza cristiana è stata quella di condividere la sofferenza di questi fratelli e sorelle, tanto cari al Signore. Quando davo loro la Comunione vedevo il Cristo sofferente in loro, senza dire quel che se in me nel lavare quelle piaghe.
Il secondo periodo, negli anni ’70, è stato quello trascorso nelle isole Mentawai. Esperienza bellissima anche questa. È qui che è stato necessario iniziare questi cari fratelli a fare i primi passi verso un futuro più sviluppato: umanamente, spiritualmente e cristianamente; soprattutto attraverso le scuole elementari e artigianali per ragazzi e ragazze.
Il terzo periodo l’ho trascorso nell’ambito di una parrocchia nascente. Il vescovo, dandomi questa terza destinazione, mi disse: “Ti mando tra quella povera gente, sono trasmigranti, cerca di fare del tuo meglio per loro”. Facendo mio il desiderio del vescovo, cercai subito di rendere cosciente questa gente, totalmente contadina, sulla loro reale situazione di povertà, per poi coinvolgerli nell'azione. Creammo una cooperativa per l'allevamento di mucche, perché tutti, entro un dato tempo, potessero possedere mucche in proprio.
Sono rimasto con loro 23 anni, ed ho visto il successo di questo progetto. Vi invito a partecipare a quest'opera missionaria e a ringraziare, con me, Dio per quanto mi ha concesso di fare.






