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Mozambico: La gente è orgogliosa di noi

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Il primo saveriano friulano in Mozambico

I missionari saveriani sono arrivati in Mozambico nel marzo del 1998, invitati da mons. Laime Gonçalves arcivescovo di Beira. Beira è per importanza la seconda città del Mozambico ed è situata sull'Oceano Indiano. La prima missione affidata ai saveriani è Dondo, una cittadina a circa 30 chilometri da Beira.

Alcuni mesi dopo fu loro assegnata anche la missione di Chemba, che si trova 370 chilometri da Beira, sulle sponde del fiume 'Zambesi. Infine, a settembre del 2001, l'arcivescovo affidò ai saveriani una terza missione: si chiama Sena ed è vicina a Chemba. P. Fabio D'Agostina, di Latisanotta (Udine), è il primo saveriano friulano in Mozambico. Ci ha scritto questa bella lettera.

Mi trovo a svolgere la mia attività missionaria proprio a Sena, la nuova missione affidata ai saveriani. Sono qui insieme con altri due confratelli, p. Cesare Reghellin, italiano che è anche il parroco, e p. Jesus Payan, messicano. Sena è una cittadina di circa 5.000 abitanti. La parrocchia è formata da 30 comunità cristiane sparpagliate in una zona abbastanza vasta. Pensate che le comunità più distanti sono a ben 70 chilometri da Sena!

Appena arrivati, ci siamo preoccupati di visitare le comunità per conoscere i nostri cristiani e per renderci conto di persona della situazione. Non si può impostare una pastorale adeguata alle necessità locali senza conoscere la gente.

Abbiamo incontrato alcune comunità già ben organizzate ed altre formate quasi esclusivamente da catecumeni, cioè da persone che si stanno preparando a ricevere il battesimo. Il periodo di catecumenato dura tre anni e la catechesi si fa in lingua locale, il chisena.

Il ruolo del missionario è soprattutto quello di formare i catechisti e i responsabili dei vari ministeri. Sono loro, infatti, che mandano avanti le attività ordinarie nelle diverse comunità. Noi missionari siamo troppo pochi e non abbiamo la possibilità di visitarle molto frequentemente.

Una delle prime cose che abbiamo fatto a Sena è stata la sistemazione della chiesa. Distrutta durante la guerra, erano rimaste in piedi solo le pareti. Adesso i lavori sono quasi ultimati. In seguito dovremo cominciare la costruzione della nostra casa; infatti ora stiamo vivendo in affitto, in una casa del villaggio. Non abbiamo né energia elettrica né telefono. L'anno scorso, la diocesi ha installato la radio in tutte le missioni più lontane per poter comunicare tra noi. L' acqua l'andiamo a prendere al pozzo; anche se è un po' salata, è potabile.

I cristiani sono poco meno del 10 per cento dell'intera popolazione. Ci hanno accolto molto bene, anche perché aspettavano qualcuno che li affiancasse ed aiutasse a camminare sulla via indicata da Gesù. Sono stati molto contenti, e credo anche un po' orgogliosi, di avere finalmente dei missionari che vivono in mezzo a loro. Prima del nostro arrivo, le comunità erano solo assistite da alcuni padri che ogni tanto venivano dalla parrocchia vicina.

Per essere veramente vicini alla gente è fondamentale imparare la loro lingua, il chisena. Solo così si può entrare nel loro mondo, riuscire a comunicare il vangelo per mezzo della loro cultura e modo di esprimersi. Perciò non basta conoscere il portoghese. Anche se questa è la lingua ufficiale del Mozambico, è conosciuta, secondo le statistiche, solo dal 50 per cento della popolazione.

Quando la gente ti sente parlare la loro lingua, ne resta colpita positivamente, lo apprezza tantissimo e ti fa sentire veramente in comunione con loro. Insomma, non basta entrare nel loro mondo solo fisicamente; bisogna entrarci anche culturalmente, affettivamente. Imparare la loro lingua è un chiaro segno che vuoi loro bene.

Tutto questo rivela a noi quanto lo Spirito Santo sta facendo perché continui, anche in questa piccola porzione di mondo, la missione che Gesù ha iniziato 2000 anni fa a Nazaret. Di questa missione noi saveriani ci facciamo umili e gioiosi collaboratori.



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