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Suor Bakhita: una parabola di salvezza

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Dalla sofferenza della schiavitù alla gioia della fede cristiana

Suor Bakhita ha vissuto nella sua vita la parabola della salvezza in modo incredibile. Bambina di nove anni, era stata rapita nel Sudan meridionale. Dopo otto anni di dura schiavitù, viene in Italia. Qui diventa cristiana e si fa suora canossiana a Venezia nel 1927. Giovanni Paolo II l'ha dichiarata santa il 1 ottobre 2000. Bakhita è la prima santa africana che non ha sofferto il martirio cruento ma la sofferenza della schiavitù, come milioni di africani.

Nella sua vita vediamo realizzata la vittoria di Dio sul male che l'uomo commette contro i suoi simili. Nelle tenebre della storia umana, dai calvari degli uomini crocefissi, Dio fa sorgere, con la sua grazia, luci di santità che diventano segni della resurrezione. Spetta a noi il compito di riconoscerli negli avvenimenti della vita.

Alcune sue parole raccontano il suo cammino umano e spirituale. Guardando il crocefisso che le avevano regalato, Bakhita esprime il motivo della sua domanda di chiedere il battesimo e diventare cristiana per trovare una risposta alla sua sofferenza: "Se durante la schiavitù avessi conosciuto il Signore, quanto meno avrei sofferto!"

Nella sua dolorosa esperienza Bakhita aveva bisogno di una speranza e di una fede in Dio che ha trovato diventando cristiana dopo che era stata sradicata con la violenza da ogni legame affettivo terreno. In lei era vivo il desiderio di conoscere il mistero di Dio.

"Vedendo il sole, la luna e le stelle dicevo tra me: Chi è mai il Padrone di queste belle cose? E provavo una voglia grande di vederlo, di conoscerlo e di prestargli omaggio."

Le meraviglie della natura, nonostante le cattiverie degli uomini che la facevano soffrire, la portavano a cercare Dio. Bakhita ha sempre conservato lo stupore, la meraviglia del bello che la portavano a Dio nonostante il male che pativa.

"Quanto ringrazio il Signore di avermi salvata e di avermi riservata veramente a cose migliori!" - esclamava. Bakhita riesce così a vedere la sua triste esperienza di schiavitù come la realizzazione di un disegno di Dio per portare lei e la sua Africa alla salvezza.

Riconosce che Dio, per amore, è capace di trasformare il male in bene; che con la schiavitù Egli l'ha protetta da morali peggiori.

Nel giorno della sua professione religiosa esprime il desiderio missionario per la conversione dell'Africa: "O Signore, potessi io volare laggiù presso la mia gente e predicare a tutti, a gran voce, la tua bontà! Fa' o Gesù che tutti i miei fratelli africani ti conoscano e ti amino".

Bakhita, una vittima della storia, testimonia davanti a noi i frutti della resurrezione di Gesù Cristo: la redenzione, il riscatto, la vittoria, la salvezza, la liberazione dal male della storia. La sua santità diventa per noi segno della signoria di Gesù sul mondo degli uomini.

"Quando una persona ama un'altra, desidera ardentemente di andarle vicino: dunque perché devo avere tanto paura della morte? La morte ci porta a Dio".

Nonostante le crudeli sofferenze della schiavitù, Bakhita si è sempre sentita amata e protetta da Dio ed ha conservato il desiderio di incontrarlo. Vede la morte come un incontro con Dio che la ama. Suor Giuseppina Bakhita muore 1'8 febbraio 1947.

"Allentate le mie catene, pesano!" - queste parole che Bakhita pronunciava nel delirio della sua agonia, richiamano alla mente le sofferenze della sua schiavitù e la perdita della sua libertà.

Ora sono un invito della santa a tutti noi, affinché ci impegniamo nella solidarietà verso l' Africa. Da tante parti sembra elevarsi lo stesso grido: Allentate le mie catene, pesano!



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