Padre Barbini - Padre nostro, Ave Maria e Credo
La missione di p. Barbini: preghiera e carità
Padre Fausto Barbini, saveriano marchigiano di Offagna, è stato missionario in Giappone per oltre cinquant’anni. Aveva lavorato in varie missioni come parroco delle piccole comunità cristiane e come direttore delle scuole materne. Dal 1980, all’età di 62 anni, era vissuto nella città di Osaka, dedicandosi ai più poveri. Dal maggio del 2001 era vissuto nella comunità saveriana di Vicenza, dove aveva celebrato i sessant’anni di sacerdozio.
Era poi passato nella casa madre dei saveriani a Parma, per essere meglio assistito nella malattia. Il 23 settembre, il Padre celeste l’ha chiamato a sé, accolto dai tanti poveri che aveva servito con amore e a cui aveva annunciato ad oltranza il vangelo di Cristo.
Scrive padre Piergiorgio Manni, alla notizia della sua morte: “Gesù ci ha annunciato che il Padre usa la stessa misura che noi usiamo per gli altri. E padre Fausto ha saputo sempre riempire a dismisura la sua borsa, le sue agende e i suoi diari, come pure le ore delle sue giornate. Sempre per gli altri”. Lo chiamavano “il padre dei poveri”.
“Non ho approfittato di quei poveretti”
Ho raccolto queste confidenze dalla viva voce di padre Fausto: “La missione del Giappone mi ha offerto la grande opportunità per farmi progredire in umanità e per realizzare la carità cristiana. Ho conferito il battesimo a pochi; in compenso, ho insegnato il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Credo a quasi un migliaio di persone senza-dimora, senza-famiglia, senza-nome. Non è che approfittassi della condizione di quei poveretti per cancellare la loro cultura religiosa: tutt’altro!
Un anziano buddhista volle stringermi la mano come segno di gratitudine per avergli detto che era cosa giusta praticare il culto degli antenati insieme alla recita della preghiera cristiana. Il culto verso i defunti è l’aspetto più appariscente della religione buddhista in Giappone.
Un altro di questi cari amici, ancora giovane, mentre lo preparavo al battesimo, mi chiese se gli era lecito pregare come da bambino la mamma gli aveva insegnato: battere le mani e piegare la testa tre volte, rivolto verso il sole. Egli si convertì, cambiò vita e continuò a recitare le preghiere cristiane del mattino secondo la maniera appresa dalla mamma.
Mi capitò di essere in viaggio, in mezzo alla folla frettolosa e silenziosa, e sentirmi dire da qualcuno: «Ti ricordi di me? La preghiera che mi hai insegnato quando ero in ospedale, la recito ogni giorno!». Non avrei potuto ricevere una soddisfazione più grande!”.







