Mons. Conforti: per breve tempo fu Padre e Pastore
Soprattutto "Padre"
La nota dominante del breve episcopato a Ravenna di mons. Conforti fu la paternità. Lo riconosce la maggioranza dei sacerdoti e lo afferma la totalità dei fedeli. Invero, "che il suo affetto verso i suoi diocesani fosse un affetto tutto paterno è dichiarato da molti documenti", soprattutto dalle lettere scritte e dalle espressioni verbali, uscite dalla bocca di sacerdoti e di laici; al momento della sua partenza da Ravenna e nel periodo immediatamente successivo.
Il ritorno a Ravenna del beato Conforti, a cent'anni della sua elevazione ad arcivescovo della diocesi, risponde a queste convinzioni delle persone che lo conobbero a suo tempo, e che ce lo ripropongono all'attenzione, proprio per il suo dono della paternità. Il vescovo di Comacchio rimpiange amaramente la "perdita di tanto amoroso padre".
- L'arcidiacono del capitolo della cattedrale, anche a nome dei colleghi, "non contento di aver esternato a voce i sensi della profonda sua dispiacenza ", rinnova in iscritto "l'espressione sincera del cordoglio, da tutti partecipato, di vedersi privi di così degno padre e pastore". Egli usa il termine Cordoglio, proprio come per una persona che li lascia per sempre.
- Un parroco della diocesi, dopo aver dichiarato che "Iddio li ha puniti col togliere loro un tanto padre", fa sapere: "Il mio popolo, domenica scorsa in chiesa, alla lettura della sua lettera, piangeva per la perdita di tanto padre".
- Il vicario arcivescovile di Ferrara rileva che Ravenna "perde un ottimo padre".
- Un giovane cappellano d'una parrocchia di campagna lamenta di aver perduto "un padre tanto premuroso per il bene dei suoi figli".
- Un vicario foraneo si appella alla "bontà ben nota del suo cuore paterno".
- Il direttore spirituale del seminario parla della "ampiezza del suo cuore paterno che tanto li ha amati".
- Il rettore dello stesso seminario non esita, alcuni mesi dopo la rinuncia del Conforti, a rivolgersi, per un favore ai suoi seminaristi, "a chi per breve tempo fu per essi padre e pastore".
Abbiamo ripreso queste testimonianze dal libro di padre Barsotti, primo procuratore per il processo preliminare di beatificazione del Fondatore dei missionari saveriani. Padre Giulio Barsotti intitolava il suo libro, uscito nel 1970: "Più vivo dei vivi".
Lo applichiamo all'evento che stiamo vivendo in questo mese. Non può trovarsi espressione più efficace di questa. Mons. Conforti torna nella sua diocesi perché è stata la comunità diocesana a volerlo, con a capo il suo successore, mons. Verrucchi.
Il beato Conforti è più vivo dei vivi perché egli, più che con i "precetti, insegnò con l'esempio" – parafrasando una sentenza di Seneca, riportata da p. Barsotti: "nam longum iter per praecepta, breve et efficax per exempla ". Principio così chiaro che si rovinerebbe a tradurlo in italiano e che veramente rispecchia il pur breve soggiorno ravennate del Conforti.







