Missione tra Congo e Burundi
Da: ILARIA e JACOPO - Due giovani marchigiani raccontano.
Dopo un anno di preparazione, il 30 giugno siamo partiti per la missione. Abbiamo trascorso un mese con i bambini di Goma in Congo, ospiti di Giovanna e Paolo Volta, due laici saveriani di Parma, e un mese in Burundi a Bujumbura con i giovani del Centro Kamenge, ospiti di p. Claudio Marano.
Povertà, fatica e gioia
Congo e Burundi, due paesi così vicini e così diversi! Il primo è molto vasto, ricco di materie prime e di gente povera e semplice; l’altro è piccolo, povero e con una popolazione ancora divisa tra hutu e tutsi.
In Congo i bambini sono stati nostri maestri nella lingua e nel vivere quotidiano. Siamo entrati nei villaggi alle pendici del vulcano, nelle abitazioni fatte di legno o di terra e foglie. Insieme abbiamo cantato inni al nostro Baba (Padre) che ci ha donato la vita. La povertà è ovunque e non risparmia nessuno.
Le donne portano sulla schiena pesanti sacchi di carbone, dai villaggi alla città per venderli, e taniche di acqua dai laghi ai villaggi. Ogni giorno percorrono molti chilometri, dall’alba al tramonto, finché c’è luce. Ci ripeteva p. Antonio Manzotti, missionario saveriano a Goma: “Tutte queste persone in continuo cammino, un giorno troveranno la loro terra promessa: il cibo e l’acqua, la democrazia e la pace”.
I bambini di solito rimangono a casa o vanno con la mamma. I papà spesso non lavorano o sono nella foresta tutta la settimana per fare il carbone. Nella missione di Ndosho, in cui vivevamo, abbiamo collaborato all’animazione della colonia estiva di 800 bambini, dai 6 ai 12 anni, tutti pieni di entusiasmo e voglia di giocare. Ci siamo sentiti una grande famiglia.
Imparare a vivere insieme
Il Centro giovani Kamenge, a Bujumbura, è nato per essere un luogo di aggregazione di ragazzi e ragazze dai 16 ai 30 anni di ogni etnia, religione e pensiero politico. La finalità è far comprendere che è possibile vivere e lavorare insieme e in pace, anche se si è diversi, aiutandosi, scambiandosi idee e punti di vista.
Attraverso i numerosi corsi che sono attivi durante l’anno (lingue straniere, musica, sport, teatro, informatica e altri) vengono create opportunità per conoscere e imparare, per allargare gli orizzonti e diventare cittadini del mondo, capaci di vivere insieme a tutti gli altri.
Noi siamo stati animatori nei gruppi dei campi di lavoro estivi. Abbiamo cercato di favorire la collaborazione tra giovani di diversa etnia, condizione economica e sociale.
Uno scambio tra culture
Trascorrevamo la mattinata nei quartieri più poveri della città, a fabbricare mattoni di fango, destinati alle famiglie povere che non possono permettersi di costruire una casa. I pomeriggi erano destinati alla formazione, ovvero a momenti di riflessione, affrontando temi di interesse locale e mondiale: economia, Aids, giustizia, religioni, eccetera. Facevamo insieme anche la colazione, un bicchiere di tè e una pagnotta di pane; per pranzo, riso e fagioli, prendendo tutti dallo stesso piatto.
I giovani hanno avuto l’occasione di chiederci tutto quello che volevano sapere sui nostri Paesi d’origine, sui nostri stili di vita, sulle nostre abitudini. È stato un modo per far capire che essere musungo (bianco) non vuol dire per forza ricchezza e potere, e che meussi (nero) non significa povero e inferiore.
Il Burundi sta cercando di diventare una nazione unita. La capitale sfoggia un po’ ovunque i colori della bandiera nazionale.
Ma quell’unità che ci fa sentire tutti un cuor solo e un’anima sola, è ancora lontana.








