Missione famiglia: Paradossi del vitello d'oro
di: Mario ed Egle Sberna.
Molto tempo fa, prima che esistesse l'abbondanza di consumismo che oggi conosciamo, la saggezza popolare considerava la nascita di un bimbo come un dono senza prezzo. L'amore matrimoniale è da sempre impreziosito dalla nascita di un bimbo. Il figlio desiderato, o almeno generosamente accolto, spezza il circolo chiuso, spesso egocentrico della coppia, per aprire spazi immensi e imprevedibili, capaci di generare gratuità e gioia illimitate.
Ma alcuni psicologi, sociologi e sapientoni da telenovela, pretendono di emancipare la famiglia dal compito di generare. Descrivono il possibile figlio come un di più che comporta sacrifici enormi, innumerevoli e penose attenzioni, gravi responsabilità e paure; sarebbe fonte di frustrazioni e sfiancamento dei genitori, oltre che di infelicità per i figli stessi...
I bambini che nascono nei paesi impoveriti, poi, sono solo dei miserabili, i loro genitori degli incoscienti ignoranti, il loro futuro un peso per tutta l'umanità. Come dire: sarebbe meglio che mai nascessero. Quei bambini devono essere necessariamente rifiuti della società, mentre dai figli nostri ci si aspetta solo - se proprio devono nascere - che siano bambini prodigio, rivelando così ancora una volta l'ambizione egocentrica di noi adulti.
Gli urbanisti, adoratori del benessere più materiale, ignorano la presenza dei bambini e costruiscono quartieri e piccole case a misura di adulti. Perché i figli sono un peso. Anzi, il figlio non-nato dovrebbe congratularsi con i suoi non-genitori che hanno raggiunto esiti professionali abbondanti, vivono confortevolmente la "dolce vita", hanno auto sportive, casa al lago, mari e monti, ogni tipo di elettrodomestico, conti correnti bancari significativi... E tutto proprio grazie al fatto che lui è rimasto nella dimensione del nulla.
Oggi una gravidanza viene spesso considerata come una vera e propria catastrofe.
Molta gente preferirebbe la nascita di un vitellino a quella di un bambino. Il vitello è utile, si fa di tutto per farlo nascere. Un bambino non sempre è utile, e dunque si fa di tutto per non farlo nascere: dal contraccettivo alla sterilizzazione volontaria, all'aborto. I bambini oggi non sono i benvenuti: se insistono nel voler venire al mondo, è legalmente consentito sradicarli dall'utero fin dal concepimento.
Come siamo riusciti ad arrivare a tanto? In parte la risposta viene dalla nostra storia recente: nel corso degli ultimi decenni, ci siamo trasformati in solidi materialisti.
Tutto è diventato mercato, moneta, commercio. Il vitello è diventato d'oro e al soldo ci siamo convertiti facilmente. I nostri pensieri girano attorno a numeri: di bancomat, di crediti e debiti, di rate e bollette, di scontrini e magari di evasioni... Ci siamo fatti i calli sulle mani a forza di contare denaro e piacere.
Anche i pochi bambini cui permettiamo di nascere - bontà nostra - sono frutto di calcoli: con certosina precisione, decidiamo in anticipo quando, come, dove, se. Non sembrano figli dell'amore. Sembrano figli dei conti: adesso no, è presto, più avanti forse; prima la casa, il lavoro, le ferie... E quanto lavoro ci daranno quando nasceranno? Quanto tempo ci faranno perdere (il tempo è denaro!)? Quanto bene dovremo (potremo) dargli? Quanto ci saranno utili?
La cosa stupirebbe fino a un certo punto se, per paradosso, chi pone queste domande non fosse la stessa società che parla in continuazione di diritti umani e animali. Anzi, chi più si impegna a difendere i diritti umani (contro la pena di morte e l'infibulazione, contro la schiavitù delle donne e dei minori...), proprio costoro più si impegnano a difendere il diritto di non-far-nascere i bambini. E - altro paradosso - chi più si impegna per i diritti degli animali, proprio a costoro poco importa dei diritti degli umani.
Paradossi. Perché il diritto alla vita umana è il primo e fondamentale. Se non sappiamo difendere questo, come potremo essere credibili nel difendere gli altri diritti? Noi che contiamo denaro, legalizziamo l'aborto e parliamo di diritti umani e animali, al materialismo aggiungiamo null'altro che l'ipocrisia.
E continuiamo a guardarci tranquillamente allo specchio, come se nulla fosse.








