Missionario dai cento mestieri, Ricordo di fratel Giuseppe Spinaci
Fratel Giuseppe Spinaci era nato a Cupramontana il 14 aprile 1921 da Luigi ed Elisa Stronati. È stato cresimato a sei anni nel 1927. In quei tempi si approfittava della visita pastorale del vescovo che avveniva ogni cinque o sei anni, per dare la cresima a tutti i ragazzi dai 6 ai 15-16 anni.
Giuseppe frequentò la quinta elementare e poi aiutò il padre nei lavori dei campi. Aveva un fratello e tre sorelle.
Vocazione missionaria per due
A 26 anni, dopo aver fatto il soldato durante la seconda guerra, Giuseppe chiese di entrare nell'istituto dei saveriani come missionario fratello. Fu ricevuto a Poggio S. Marcello il 12 marzo 1947 e rimase in quella casa per un anno e mezzo "in prova". Entrò in noviziato a S. Pietro in Vincoli (RA) l'11 settembre 1948 e fece la professione religiosa un anno dopo, il 12 settembre.
In quello stesso anno la sorella Teresa, attirata dall'esempio del fratello, chiese di essere accolta tra le missionarie di Maria (saveriane) e fu tra le prime: la tredicesima nell'elenco delle suore dell'istituto. La saveriana partì per il Congo nel 1970 e vi rimase per quindici anni. Morì a Parma nel 1995, a 65 anni di età.
Fratel Giuseppe fu mandato a Parma, alla casa madre, ed ebbe l'incarico di curare l'orto e le stalle in quel dopoguerra, quando tutto scarseggiava.
Le giornate sempre piene
Dopo un anno a Parma, fratel Giuseppe fu mandato ad Ancona, dove era stata aperta una casa nel 1947, per trasferirvi la scuola apostolica da Poggio S. Marcello. Qui fratel Giuseppe dovette imparare a fare il cuoco e anche il cameriere; teneva pulite le stanze e le preparava per gli ospiti. In quegli anni erano ancora i fratelli a fare i cuochi, i lavandai e i cento altri mestieri necessari per la casa.
Rimase ad Ancona due anni e poi fu mandato a Macomer, in Sardegna, dove dal 1950 funzionava una scuola apostolica. Qui fratel Giuseppe si prese cura della cucina, dell'orto e fece anche il sagrestano.
Quando andò a Piacenza c'era bisogno di un sagrestano, perché al vecchio convento, dove vivevano gli studenti saveriani, era annesso l'oratorio di Santa Chiara. Qui si venerava un grande Crocefisso, si celebravano le sante Messe per il pubblico e i missionari erano disponibili per le confessioni. Sagrestia, cura della chiesa e dell'orto: la giornata di fratel Giuseppe era piena!
Rimase un solo anno a Piacenza, ma qui ebbe la gioia di consacrarsi per sempre al Signore con la professione perpetua, emessa il 12 settembre 1955.
Missione e obbedienza
Nel dicembre dello stesso anno fu mandato di nuovo a Macomer, dove rimase tre anni come addetto alla casa. Un compito che svolgerà in seguito anche a Parma (due anni), a Roma nel collegio internazionale (due anni), ad Ancona (17 anni), a Pegli (20 anni). In totale 53 anni di lavori umili, portati avanti con pazienza illimitata, nel nascondimento e nella preghiera silenziosa.
In una nota del 1972 scriveva: "Ho chiesto di essere mandato in missione, ma mi rendevo conto della mia poca salute, o meglio della mia poca resistenza ai cambiamenti di clima; se per questo ho sofferto in Italia, che cosa sarebbe stato con altri climi?". Per la missione, i superiori nel 1974 gli concessero di andare in Congo a trovare sua sorella Teresa, rimanendo tre mesi.
Nel 1978 la comunità di Ancona cambia fisionomia: da scuola apostolica, diventa sede del noviziato saveriano. Il superiore regionale, p. Alfiero Ceresoli, informa fratel Spinaci, dicendo che la sua permanenza veniva prolungata e che, "più del lavoro materiale, i novizi hanno bisogno di esempi vivi di vita religiosa ed è soprattutto per questo che desidero la tua presenza in mezzo a loro".
Quella confidenza con Gesù
L'ultima lettera, del 2009, indirizzata al superiore generale dei saveriani, evidenzia il suo buon spirito. Ringrazia degli auguri per il 60° della professione religiosa e soprattutto ringrazia il Signore:
"Debbo proprio ringraziare il Signore per la grazia della vocazione. Ci ha scelti in due dalla mia famiglia, me e mia sorella Teresa, entrata tra le prime saveriane nell'anno in cui io facevo la professione religiosa e ora già in cielo. Ho lavorato modestamente in questa nostra congregazione, ma l'ho amata con tutto il cuore. Ho accettato anche le mie infermità come un disegno della divina Provvidenza, che voleva unirmi in questo modo alle sofferenze di Gesù, per portare il mio piccolo contributo alla dilatazione del regno di Dio e alla salvezza delle anime".
Fratel Giuseppe, dopo il periodo di Pegli (Genova), dal 15 ottobre 2003 è arrivato a Parma e qui ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita, tra letto e poltrona, sempre taciturno e sereno, senza mai lamentarsi, senza mai pretendere né chiedere nulla.
Anima umile, ha ricevuto dal Signore una viva fede e un ardente amore. Come avviene spesso per le persone semplici, aveva acquisito quella confidenza con Gesù che l'Imitazione di Cristo definisce una familiarità stupenda e godeva di illuminazioni intime e di una gioia interiore, quale solo Dio può dare.
Ci ha lasciati la mattina del giorno 29 agosto alle ore 5,45. Si addice bene alla sua morte la frase: "si è addormentato nel Signore". La sera precedente, a più di uno aveva detto che quello era il suo ultimo giorno.
Ora in cielo ha raggiunto la pienezza di questa gioia, che non gli sarà mai tolta.








