Missionaria dove ci sono le radici
Dopo anni di servizio pastorale nel suo Paese, il Brasile, dal 2018 la saveriana Rosangela dos Santos è stata inviata in Africa, la terra dei suoi avi. Dopo un anno in Camerun, ha raggiunto il Ciad, dove si trova tuttora, nel villaggio di Berèm, in diocesi di Pala.
Berèm è un piccolo villaggio, costituito da agglomerati di abitazioni, per gruppi familiari. Ogni famiglia ha più stanzette: la cucina, la camera, il riparo notturno per gli animali. La vita è molto semplice. La maggior parte delle persone lavora i campi, coltivando arachidi, mais e miglio, e possiede qualche gallina, capra o anche mucca. Un’altra attività, nel vicino fiume Logone, è la pesca. L’acqua viene attinta ai pozzi: solo quelli più profondi forniscono acqua potabile. Il combustibile, legna o carbone di legna, si trova nella boscaglia. La popolazione si nutre soprattutto di proteine vegetali; la malnutrizione di alcuni bambini è dovuta a situazioni familiari particolari.
Fin da giovane volevo essere missionaria al di là del mio paese, in Africa, perché lì sono le mie radici. Mi faceva male sentir dire che siamo discendenti di schiavi: siamo discendenti di persone che sono state fatte schiave! Ho scoperto in Africa popoli con una storia e tanti valori. È stata una gioia vedere gente africana in ogni ambito della società, banche, università, fino alla Presidenza della Repubblica!
Insieme a Sussù, Clémentine, e ora a Judith, abbiamo pensato che era bene impegnarsi nella formazione di ragazze e donne, dando seguito al lavoro fatto precedentemente dalle nostre sorelle. Abbiamo pensato a qualcosa di concreto: cucito, cucina … senza dimenticare l’alfabetizzazione. Alcune donne infatti non erano mai andate a scuola, altre l’avevano frequentata solo per poco; esse hanno chiesto anche di imparare il francese orale.
Mi sono lanciata, cercando collaboratrici e collaboratori. Le donne - tra i venticinque e i quarant’anni e alcune adolescenti - sono venute numerose. Ho potuto iscrivere solo trenta persone, che abbiamo diviso in due gruppi, perché disponevamo di due sole macchine da cucire. Nel secondo anno ne abbiamo trovato altre tre e questo ci ha facilitato. Le donne sono molto contente e fedeli: vengono quattro giorni per settimana, per tutta la mattinata, a partire da novembre fino alla prima settimana di maggio, periodo in cui il lavoro dei campi è sospeso.
Quando finisce la stagione secca e inizia la pioggia, le donne spariscono per tornare nei campi. Qualcuna comincia a vendere al mercato qualche vestitino cucito a scuola. Avevo proposto di creare una cooperativa, ma preferiscono ciascuna produrre e vendere i propri lavori. Facciamo insieme il programma e rivediamo insieme l’andamento della scuola.
Queste donne sono protestanti e cattoliche. Abbiamo invitato anche le musulmane, ma non partecipano: sono famiglie venute da fuori, che vivono una vita a parte, per ragioni anche tribali. Esse vorrebbero piuttosto che andassi da loro… sarebbe bello però se tutte potessero frequentare insieme.
Le ragazze si sposano intorno ai quindici anni; le poche ragazze madri restano emarginate e facilmente cadono nella prostituzione. Ci stiamo chiedendo cosa fare per loro. A livello di diocesi, vogliamo riprendere il programma di educazione dei giovanissimi alla vita e all’affettività.







