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Sono quattro gli studenti saveriani della Teologia di Parma che il 4 novembre, nel santuario San Guido Conforti, consacreranno la loro vita alla missione attraverso la Professione perpetua. Si raccontano e si presentano in questa pagina.

pr Yudis Aditya IndonesiaPer tutti sono Yudis e vengo dall’Indonesia, regione di Giava Centrale. Sono nato il 22 gennaio 1994 a Magelang e ho due sorelle. Fin da piccolo sono abituato di vivere nella diversità della religione perché avevo familiari musulmani e ho frequentato materna, elementare e media nella scuola protestante.

Quando ero nel seminario minore (2009-2013), mi ha colpito il film “Mission” con la figura del missionario che suona l’oboe tra i popoli indigeni nella foresta. Quel film mi ha ispirato a diventare missionario perché anch’io suonavo uno strumento musicale e capivo che sarebbe servito per la missione. Ho conosciuto i Saveriani dal volantino che ho trovato nella biblioteca del seminario. Mi hanno attirato il carisma “annunciare Gesù ai non cristiani” e la missione ad gentes, ad extra, ad vitam. I Saveriani lavorano in tanti Paesi del mondo e questo mi ha motivato a diventare missionario tra i non cristiani e tra i poveri.

 Dopo l’incontro con p. Daniele Cambielli, sono entrato nell’Istituto Saveriano. Ho fatto la prima professione il 1° luglio 2017 a Bintaro, in Indonesia. Sono grato per il dono della vocazione missionaria e sento entusiasmo perché è un momento importante per me. Mi affido totalmente al Signore secondo ciò che Lui vuole. Certo, mi piacerebbe andare in missione in Brasile, Thailandia o Marrocco, ma sono disponibile secondo la necessità perché la missione non è soltanto il posto o il lavoro da fare, ma piuttosto essere missionario. Ai giovani in ricerca raccomando di ascoltare ciò che Dio dice al loro cuore: “choose your love”, scegliete il vostro amore e amate la vostra scelta (Willy Aditya Yudistira, sx).

La vita è viaggio da vivere

pr Haryono Servasius azistArrivo dall’isola di Flores, in Indonesia. Sono il quinto di sei fratelli, di cui due già in cielo. Sono cresciuto in una famiglia piuttosto variegata dal punto di vista religioso; io sono stato educato al cattolicesimo dai miei genitori contadini.

La mia vocazionale è nata quando ero piccolo. La presenza di un missionario mi ha mostrato la bellezza di essere presbitero. Nell’agosto 2013 ho incontrato un animatore vocazionale saveriano; poi da quel momento ho iniziato il mio percorso con la famiglia saveriana in Indonesia per circa 6 anni. La motivazione fondamentale che mi ha convinto è stato lo stile di vita familiare. Sono molto contento della mia scelta, felice di dire a Dio. Specificamente, cerco di vivere in modo responsabile nella mia vita. Essere Saveriano porta nel mio cuore un sentimento di pace profonda che mi fa crescere in Cristo.

Ora, ho la grande occasione di esprimere il mio essere Saveriano davanti a Dio che mi rende libero. Cerco di viverlo come un dono che il Signore mi ha dato. È una vocazione che sento viva dentro di me. Sto frequentando l’ultimo anno di Teologia in vista della missione qui in Europa.
La vita è un viaggio da vivere, non un problema da risolvere, perché nessuno può cambiare una persona, ma una persona può essere il motivo per cui qualcuno cambia. San Paolo dice: “Sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, cioè nell’amore”. Vi auguro di sentire nel vostro cuore il grido in cui il Signore parla a tu per tu con tutti voi (Servasius Azist Haryono, sx).

Il Signore non ci inganna!

pr Kagarabi GustaveClasse ’95, originario del Congo RD, sono il più piccolo di 10 fratelli (otto maschi e due femmine). In questo contesto, segnato da un’abbondanza di vita ed affetto, sono stato iniziato alla fede cristiana e ho imparato tanti valori.

Ho frequentato il Liceo di scienze umane durante il quale ho conosciuto i Saveriani. Avevo già in mente cosa fare nel mio futuro. Il sogno era studiare medicina e specializzarmi in neurochirurgia, ma prima ancora volevo diventare un calciatore. Poi, leggendo la vita di San Francesco Saverio e più tardi quella di S. Conforti, ho capito che il Signore desiderava da me qualche cosa di più importante. Il Saverio mi ha fatto capire che sono tante le persone che vorrebbero conoscere Gesù, ma ci sono pochi operai. Non ho potuto resistere a questa sollecitazione. Dovevo rivedere i miei piani! Così, dopo un periodo di discernimento, ho cominciato la formazione nei saveriani a Bukavu, nel 2013.

Alla vigilia di questa tappa molto importante provo gratitudine. Posso davvero dire che il Signore non poteva essere più buono con me! Nel mio percorso, ho incontrato tanti “angeli” ed ho imparato da numerose realtà e situazioni. Ora sono grato per tutto questo e un fuoco ardente mi spinge al magisque. È proprio in questa ottica che vedo il futuro davanti a me. Non sono spaventato o in ansia, sono già in cammino e non vedo l’ora di dare ancora e sempre il meglio di me con il Signore e la mia famiglia missionaria.

Ai ragazzi direi due cose. La prima è di non aver paura di ascoltare sé stessi, cioè prestare attenzione a quella voce interiore che a volte vogliamo far tacere perché ci mette in discussione. Ascoltare ed osare, senza avere paura. Dio non ci chiede mai cose superiori alle nostre capacità. La seconda è di farsi aiutare. Il “fai da te” non sempre funziona. Tutti noi abbiamo e avremo sempre bisogno degli altri. E non dimentichiamolo: il Signore non ci prende in giro! (Gustave Kagarabi Cibangala, sx)

La gioia di vivere insieme

pr Niyibizi Pie 02Sono nato il 9 ottobre 1990 a Mugondo Mpinga-Kayove, in Burundi. La mia è una famiglia cristiana composta da tre sorelle e sei fratelli. I nostri genitori ci hanno educati nella fede cristiana e sono stati i maestri della mia fede. Ricevendo questa educazione familiare cristiana, ho iniziato a sentire piano piano dentro di me la vocazione.

Per maturare il mio desiderio, sono entrato nel gruppo vocazionale meditando e nutrendomi della parola di Dio. Un giorno, abbiamo riflettuto sul brano di Luca 10, 2: “La messe è abbondante ma pochi sono gli operai, pregate dunque il padrone della messe perché mandi gli operai per la sua messe”. Queste parole mi hanno molto coinvolto, perché la mia parrocchia aveva pochi presbiteri. Poi, ho avuto occasione di ascoltare p. Ruben Macias, Saveriano, venuto nella nostra scuola. Quanti cristiani ci sono nel mondo e quante persone sono in attesa di conoscere Gesù! Così, ho preso la decisione di approfondire il carisma saveriano per l’annuncio di Cristo a fratelli e sorelle.

Ho scoperto che sono stato creato per amare, servire e lodare il Signore attraverso i nostri fratelli e sorelle e soprattutto per quelli che hanno bisogno di conoscere Cristo o che lo stanno dimenticando. Mi sono reso disponibile per fare la volontà di Dio come Saveriano. Dopo un anno di accompagnamento e di conoscenza reciproca con l’animatore saveriano, ho iniziato il tempo della propedeutica saveriana che prepara all’ingresso del seminario Maggiore per i tre anni di filosofia in Burundi. Dopo la filosofia, due anni di noviziato in Congo RD e ora lo studio teologico interdiocesano di Reggio Emilia.

Alla vigilia della mia professione perpetua, provo gioia e gratitudine. Un ringraziamento va a tutte le persone che mi hanno accompagnato e mi accompagnano con la loro preghiera, ai miei genitori che hanno vinto la paura lasciandomi entrare nella congregazione saveriana, a Dio che mi ha illuminato e guidato. Inviterei da noi i ragazzi e le ragazze che sono in ricerca per capire chi siamo e dove troviamo la gioia di vivere insieme. Buon discernimento! (Pie Niyibizi, sx)



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