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La storia dei Saveriani in Giappone, lunga ormai 75 anni, si può raccontare in cinque tappe, come un viaggio ricco di speranze, sfide e trasformazioni.

I pionieri (anni ’50) - Entusiasmo e coraggio
Tutto comincia nel gennaio 1949, quando i primi Saveriani, appena fuggiti dalla Cina, vengono accolti dal vescovo di Osaka Paolo Taguchi. A loro viene affidato il distretto di Kishiwada. Senza padroneggiare ancora bene la lingua, ma con un cuore pieno di fervore, si lanciano nell’avventura missionaria. Nel giro di pochi anni, la presenza saveriana si espande: da Miyazaki, nell’isola del Kyushu, fino a Kagoshima, lo stesso luogo dove secoli prima era sbarcato San Francesco Saverio.  
Sono anni di ricostruzione, dopo la guerra. Molti giapponesi cercano nuovi punti di riferimento e alcuni si avvicinano al cristianesimo. I Saveriani gestiscono chiese, aprono asili e vivono sparsi sul territorio, spesso da soli, come piccoli semi piantati con fiducia.

La primavera (anni ’60) - Ideali e nuove strade
Con il Concilio Vaticano II arriva una nuova ondata di giovani missionari, pieni di idee e desiderosi di sperimentare “vie nuove”. Vogliono un dialogo più aperto con la cultura e le religioni locali, un approccio diverso dallo stile dei pionieri. C’è tanto idealismo, ma anche qualche incomprensione. I germogli di questo periodo - dialogo interreligioso, insegnamento, impegno sociale - sono ancora fragili, come piantine in una primavera un po’ fredda. Si prova, si sbaglia, si impara. Molte energie sembrano disperse, ma quei semi gettati cresceranno più avanti.

Realismo disincantato (anni ’80) - Piccoli passi con pragmatismo
Negli anni ’80, il Giappone è nel pieno del boom economico. I missionari della terza ondata capiscono che serve un profilo più basso, più pazienza, più ascolto. Si lavora con pragmatismo: pastorale organizzata, asili ben gestiti, primi annunci discreti, senza grandi pretese. I frutti, però, si fanno attendere. In questo panorama spicca un’esperienza significativa: lo Shinmeizan, un Centro per il dialogo e la spiritualità, che diventa un vero fiore all’occhiello della missione saveriana, apprezzato anche oltre i confini del Giappone.

Anche i missionari invecchiano (anni 2000) - Fedeltà nella fatica
Il gruppo, ormai composto soprattutto da italiani anziani, fatica a tenere il passo con una società che cambia velocissima. Si continua a servire con dedizione - nelle chiese, negli asili, nel dialogo, con i giovani - ma la creatività scema e i battesimi diventano rarissimi. Il Giappone è una società secolarizzata, tecnologica, fiera delle sue tradizioni: annunciare il Vangelo qui è una sfida immensa. Le case di Izumisano ed Ehira accolgono molti missionari anziani, che sostengono la missione soprattutto con la preghiera e il mutuo sostegno.



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