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Un Spigolo per la Mistica: “Convertitevi perché il regno dei Cieli è vicino”

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Il Vangelo di Matteo ci propone capitolo 4 una pagina che potremmo titolare: "Una giornata lavorativa di Cristo"; in quell' ambiente che potremmo ritenere il Campo-base della sua azione apostolica: la città rivierasca di Cafarnao, la casa di Pietro, la sinagoga, il lago; quel lago tanto miracoloso che al dire del Talmud "sulle sue rive la frutta matura con la rapidità del daino".

E Matteo, con una certa evidente solennità, scrive: "Da allora, Gesù incominciò a predicare e a dire - Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino!". Si tratta di una vera e propria ouverture. Con l'irruzione di Cristo e della sua Parola, la vita e le scelte, le decisioni e i progetti subiscono un cambiamento "radicale" e una rivoluzione "totale": non più la mentalità del visibile e del presente, ma quella del futuro e dell'invisibile: non più la dialettica dell'egoismo e dell'interesse, ma quella dell'amore gratuito e disinteressato.

E questa "nuova" mentalità entra subito in atto con il mistero della chiamata. La chiamata alla sequela è un fatto eccezionale e straordinario, mai avvenuto nella storia; con essa incomincia propriamente "la" nuova creazione. Si tratta d'un fatto propriamente "carismatico" che solo un intervento di Dio può mettere in atto. Il dettato stesso e il frasario dei testi sembrano ridurre al minimo le parole quasi accusare l'impossibilità di esprimere, in parole, l'inesprimibile: lo stile è nervoso e scheletrico, stringato e disadorno.

Leggiamo attentamente il testo sacro tentando di fare qualche in efficacissima osservazione. Guardiamo, con affettuosa fantasia, il protagonista che sta "camminando passando" lungo quella magica e fatidica spiaggia. Il nostro Gesù, che si trova lì si direbbe "casualmente" a fare quattro passi, vede alcuni pescatori che sono lì, si direbbe "casualmente". Il dominatore dei cuori e delle menti dice loro: "Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini".

Qui la Parola di Cristo è "creativa", produce ciò che significa, come quella del Dio Creatore che dal nulla delle tenebre fece scaturire la luce. La chiamata alla fede, al Vangelo, alla sequela è grazia, è pura iniziativa dell'amore puro di Dio: è Cristo che sceglie il credente, e non il credente che sceglie Cristo. Il cristiano è-uno-che-ama, perché ha avuto la grazia di fare la scoperta sensazionale che Cristo l'ha amato quando era ancora chiuso nel grembo materno.

Perciò il chiamato 'ferito" dall'amore, risponde "subito" senza difficoltà, senza porre condizioni: "abbandona tutto" per starsene sempre con Cristo; è sicuro che gli conviene, che ne vale la pena, perché è sicurissimo che Cristo se lo merita: la risposta a Cristo è, di sua natura, "incondizionata": per Cristo "bisogna" abbandonare perfino papà-mamma, perché i piani di Cristo hanno esigenze supreme; Cristo è un uomo "indiscutibile". Allora è giusta la frase potentemente enfatica di Paolo: "Ho fatto conoscenza personale con Colui di cui mi sono fidato e mi sento sicurissimo". Cristo si ama, non si discute.



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