Mia madre Luigina…
Il 12 febbraio 2011, all'età di 87 anni, nostra madre ci ha lasciati per vivere con il Signore. Essendo missionario in Giappone, mi è stato abbastanza facile essere in contatto con lei per e-mail e telefono. Da due anni le telefonavo ogni settimana. Inoltre, visto che per lei aspettare tre anni per rivedermi era diventato un periodo troppo lungo, con il consenso dei superiori, venivo a trovarla ogni 18 mesi e mi fermavo con lei un mese intero.
L'ultima visita è stata alla fine di dicembre 2010. L'ho trovata in clinica. Non stava bene. Il cuore era molto debole e, a detta dei dottori, era in pericolo di vita. Appena la vidi, mi parve di intuire che le sarebbe rimasto solo qualche giorno di vita. Soffriva molto, ma mi riconobbe e fu contenta di vedermi.
Le telefonate in bergamasco
Nelle telefonate settimanali che facevo con mia madre in bergamasco, spesso diceva: "Perché il Signore non mi prende su?". E io rispondevo: "Lui sa meglio di noi quando è il tempo giusto". Il pomeriggio del 31 dicembre, in un momento in cui mia madre mi parve un po' più calma, le chiesi, sempre in bergamasco: "Mamma, preferisci morire o preferisci guarire?". E lei: "Preferisco guarire". Ne rimasi molto contento: "C'è speranza di ripresa", mi dissi. E fu veramente così.
Da quel giorno e per circa un mese, ho avuto la grazia di stare da mattina a sera con mia madre, prima in clinica e poi in ospedale. Il tempo è volato. Mi piaceva farla parlare del passato, di quando noi eravamo piccoli, di quando aveva conosciuto il papà, e di tanti altri fatti che già conoscevo, ma che mi piaceva farle ricordare.
Era sempre in preghiera
Tra i libri che abbiamo a casa avevo scelto quello su padre Pio, per il quale mia madre era molto devota. Quando non era troppo stanca, le leggevo qualche brano che mi pareva interessante o la facevo parlare di episodi che lo riguardavano.
Ma ciò che più mi ha colpito in lei era il suo essere sempre in atteggiamento di preghiera. Quando mi pareva assopita, vedendo che tra il pollice e l'indice faceva scorrere pian piano il lenzuolo, le chiedevo: "Che fai?". "Prego", mi diceva.
Ora che è nel mondo di Dio, è ancora più vicina e ci vuole ancora più bene di prima.








