L'arrivederci di p. Salvatore Mellai
Il pomeriggio del 9 febbraio ci siamo riuniti nella chiesa di San Teodoro di Paulilatino per la Messa di commiato a Maria Caria, che ha raggiunto in paradiso il "figlio" missionario saveriano p. Salvatore. Padre Virginio ha celebrato a nome di tutti i saveriani e il parroco don Giovanni ha guidato i canti. Abbiamo percorso via San Sebastiano che porta al cimitero, illuminata dal sole. Abbiamo rivisto la tomba di don Serafino Muscas e quella di p. Salvatore Mellai, sepolto con la mamma Teodora.
Caffè amaro, con il sorriso
La prima pagina del profilo biografico di p. Salvatore inizia con il racconto di un aneddoto curioso. "Il 9 febbraio 1998 - racconta l'insegnante Letizia di Salamanca - padre Salvatore entrò con una tazza di caffè per me nel salone dove stavo facendo lezione di inglese ai novizi saveriani del Messico. Gli si leggeva in faccia che non stava bene. Mi sorrise e mi disse: «Maestra, vengo a salutarla, vado in paradiso. Ha bisogno di qualcosa?».
Rimasi in silenzio e, in quel momento ebbi paura. Accettai la tazza di caffè e gli sorrisi, mentre i giovani cominciarono a scherzare sulle sue parole. Uno di loro, Sergio Pérez, si offrì perfino di scrivergli l'epitaffio. Come eravamo lontani dal pensare che il lunedì seguente (16.02.1998) p. Salvatore sarebbe stato realmente in paradiso!".
Le tre "mamme" di Tore
La vita di p. Salvatore - "Tore", come lo chiamavano i suoi - fu segnata dal dolore fin dalla nascita. Racconta p. Tiberio Munari: "Sua mamma, Teodora Atzori, lo diede alla luce il 6 febbraio 1955 nel sanatorio di Cagliari dove era ricoverata perché colpita da una grave forma di tubercolosi, conseguenza di una pleurite trascurata. Quell'eroica donna non ebbe la gioia di accudire il suo bambino. Nel timore che fosse contagiato dal male, Salvatore venne affidato a una balia del suo paese. «Mamma Pietrina» lo allattò e lo tenne con sé fino a quando ebbe otto anni.
Alla mamma vera, Teodora, non fu permesso di vedere nemmeno saltuariamente il suo bambino. Tentò perfino di farlo di nascosto fuggendo dall'ospedale, ma non ci riuscì. Si portò quel lungo dolore fino alla morte, avvenuta quando Tore aveva due anni.
A nove anni, Tore tornò a vivere finalmente con suo padre, la sorella Maria, che aveva cinque anni più di lui, e i fratelli Angelo e Giovanni. Fu appunto Maria che gli fece da mamma, finché il papà si risposò con «zia Maria», una brava donna a cui Tore si mostrò sempre affezionato".
L'importante è amare Dio
Padre Tore, in occasione della sua partenza per il Messico, aveva ricordato il pensiero che mons. Conforti scrisse il 22 settembre 1888, appena diventato sacerdote. Quelle parole ricordavano a Tore le premure delle «tre mamme» che aveva avuto. "lo non posso vivere solamente per me. Mai come in questo tempo ho capito che la vita è un dono meraviglioso, è un cammino scritto da Dio. Per cui avverti che la tua vita si realizza solo quando la doni; solo quando sai generare e far crescere gli altri; solo quando sai condurre tanti tuoi fratelli dalla solitudine alla gioia della comunione.
È importante uscire da se stessi, mettersi in cammino, essere fratello tra i fratelli. Queste mie parole non vogliono essere poesia, ma dono discreto di un amico a un altro amico, la condivisione di una gioia, il saluto robusto di un cristiano che non può dire «vado via», perché sa che la sua casa è il mondo e dovunque si trovi sarà sempre in famiglia".
Padre Salvatore in 43 anni di vita ci ha lasciato profondi insegnamenti, come riscontriamo anche nella lettera del 23 agosto 1989 ai suoi famigliari. "Quando siamo sani serviamo il Signore lavorando. Quando arriva una sofferenza, lo serviamo da malati. L'importante è amare Dio, tutte le altre cose sono secondarie. Io ho scelto Dio".
A noi ora spetta il difficile compito di vivere questi grandi esempi di amore.








