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Messaggio dalle chiese: L'amore è più forte dell'odio

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Pubblichiamo una parte del messaggio che il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Sabbah, ha scritto in occasione della Pasqua

Ogni festa ci porta a riflettere sul senso della nostra fede.

Rinnova il nostro coraggio per fronteggiare le sfide della vita, privata e pubblica, e le difficoltà che si presentano davanti a noi in tutti i paesi dove viviamo. Ci invita a rinnovare la nostra fede in Dio e la fiducia in noi stessi, per contribuire meglio all'edificazione della nostra società, nella quale siamo chiamati a portare amore per tutti, senza distinzione di sorta.

Nella nostra vita di ogni giorno, può sembrarci che la vita dello Spirito, che genera l'amore, la gioia e la pace, sia un progetto impossibile, soprattutto nella nostra Terra Santa, in balia da anni ormai all'odio, al rifiuto reciproco e alla morte. E l'operato dei capi, come la vita degli individui e dei gruppi, non fanno che svilupparsi secondo questa logica. Occorre uccidere per sopravvivere. Occorre uccidere perché hanno ucciso. Occorre odiare perché si ha paura o perché si è oppressi. Ecco i criteri di governo e di vita in una Terra Santa, terra di resurrezione, nella quale Dio ha parlato e nella quale le tre religioni dicono di credere in Dio.

Nonostante questa dura realtà, dobbiamo proclamare e ripetere che la terra ove Dio ha parlato, in cui ha fatto conoscere il suo amore per tutti gli uomini, può restare terra della Parola di Dio.

Bisogna credere nella nostra capacità di amare.

Noi, israeliani e palestinesi, siamo capaci di liberarci dalla paura nata nella violenza e nel terrorismo, dall'occupazione, imposta dalla legge del più forte, e dalla logica della morte e dell'odio. A voi, governanti, diciamo: voi che non credete a questo linguaggio, anche voi siete capaci di amare, di vivere e di trasformare, in termini di vita e di pace, i rapporti tra i due popoli in questa Terra Santa.

Noi preghiamo e speriamo che i nostri capi possano lasciarsi guidare da nuove visioni e da un nuovo coraggio.



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