Andrà tutto bene se…
Ci abbiamo creduto che sarebbe andato tutto bene… appesi agli arcobaleni beneauguranti, ai balconi ricolmi di auspici e inviti. E, invece, abbiamo ancora croci su cui piangere, vuoti incolmabili lasciati alle spalle e davanti un futuro incerto per tante, troppe categorie di persone. La primavera parte in rosso, per una Pasqua ancora con le uova troppo chiuse e una Resurrezione che tarda a squarciare i cieli del nostro tempo.
Abbiamo trascorso un inverno da incattiviti, divisi in fazioni: chi voleva far finta di niente e chi pretendeva la repressione. In mezzo, tanti giovani disorientati, talvolta ubriachi di eccessi per la libertà vigilata riacquisita. Sempre loro al centro delle attenzioni, dei genitori, della scuola apri e chiudi come le porte di un saloon, di un mondo adulto che non si fida, di chi li addice come untori.
Poi, scopri che il Presidente Mattarella ha nominato 28 giovani italiani Alfieri della Repubblica, per essersi distinti nel 2020 per l'impegno e le azioni coraggiose e solidali, rappresentando, attraverso la loro testimonianza, il futuro e la speranza. Tra loro c’è Davide, 17 anni, che ha consegnato medicinali e mascherine agli anziani del quartiere in cui vive. Non solo, insieme a un gruppo di coetanei, come lui legati all’oratorio, ha impostato e seguito i canali web utili alla didattica a distanza e al recupero scolastico dei ragazzi in difficoltà, divenendo così un punto di riferimento per tutta la comunità.
Ha detto Davide appresa la notizia: “È un riconoscimento non solo per me, ma per tutti i ragazzi che si mettono in gioco per aiutare chi è in difficoltà. È un messaggio importante, di solito dei giovani si parla in modo negativo”. E, in un attimo, spariscono le panchine svogliate tra un tiro di sigaretta, il cellulare sempre onlife e le mascherine sotto il mento.
Kyal Sin, soprannominata Angel, è stata uccisa a 19 anni durante una delle tante manifestazioni a Mandalay in Myanmar. La polizia l’ha colpita sparando ad altezza uomo. Era diventata il simbolo della protesta birmana. Era consapevole dei rischi che correva e per questo aveva deciso di scrivere i dettagli del suo gruppo sanguigno su Facebook, chiedendo inoltre che i suoi organi fossero donati nel caso di morte.
"È sempre stata altruista; aveva aperto una fontana per farci sciacquare gli occhi arrossati dai lacrimogeni, poi aveva gridato di buttarci a terra quando hanno iniziato a spararci addosso - ha raccontato alla stampa Myat Thu, che era con lei - ma non siamo in guerra, non c'è alcun motivo per sparare contro il popolo”. Kyal Sin indossava una maglietta nera con una scritta in inglese che diceva “Andrà tutto bene”. Se il mondo assomiglierà a te e a Davide, andrà tutto bene davvero, ma non come la pensiamo noi.








