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Lasciamo l’aeroporto e ci inoltriamo verso l’interno. La cruda realtà ambientale sembra soffocare quel respiro di felicità che la prima visione di tanta bellezza aveva suscitato: strade sconnesse, tuguri più che case, ammucchiate lungo una strada, senza alcun piano. Sono costruite sui fianchi di una collina su terreni franabili. Le piogge torrenziali causano spesso crolli e vittime.

Il “lasciapassare” di nome Marcelo

Arriviamo a Banco da Vitoria, un paese a 10 chilometri da Ilheus, dove ci attende il nostro referente in Brasile, Marcelo, che segue i nostri centri e (insieme  a sua moglie Girlane) tiene la contabilità, per conto dell’associazione “Pro meninos de rua”. Ci offrono l’acqua di cocco, che in quel calore soffocante, offre un provvidenziale ristoro prima di salire il ripido colle. Questa località una volta era chiamata Iraqui, a causa della conflittualità che vi regnava. Ora ha cambiato nome: non più Iraqui ma “Alto Santa Chiara” da quando è stato costruito il centro di accoglienza “S. Chiara”.

Il degrado sociale e la povertà favoriscono il sorgere di attività criminali, legate alla droga e alla guerra fra gang.  Lì i “bandidos” si nascondono con facilità nella folta vegetazione.

Squadriglie che si affrontano per il controllo del traffico di droga rendono insicuro anche un semplice passaggio, se non si è accompagnati dal rassicurante Marcelo. Tutti, anche le bande avversarie, lo riconoscono come colui che aiuta i loro figli nel centro “S. Chiara”.

Ad accoglierci “quattro angeli”

Con un fuori strada ci avviamo verso il Centro di accoglienza, posto proprio nella parte più alta della favela. Senza, sarebbe impossibile arrampicarsi su quelle strade sterrate, con veri e propri solchi profondi causati dalle frequenti piogge. Ad accoglierci quattro bambine che, vestite da angeli, ci guidano all’interno. Lì una folla festante di bambini lancia a squarciagola il “bem vindos”, cui segue l’immancabile abbraccio.

Ancora una volta la bellezza risplende attraverso la gioia dei bambini e nei loro occhi pieni di luce. A loro modo, con un improvvisato trio di chitarre, vogliono ringraziare per tutto quello che i padrini, le madrine e i soci dell’associazione fanno per loro.

Un salone centrale e tante aule per ogni uso

All’inizio del 2000 si è voluto costruire proprio in quel posto, a ridosso della favela sottostante, per poter stare vicino ai più poveri, ai bambini soprattutto, le prime vittime del degrado e della fame. La casa li accompagna fino all’ingresso nel mercato del lavoro. In un contesto di criminalità e violenza, il centro offre un futuro a chi non ce l’ha. Il primo problema è quello di garantire il cibo. Abbastanza anemici, per mancanza di un’equilibrata alimentazione, ai bambini viene garantito un pasto al giorno, i primi interventi  sanitari, l’istruzione e l’avviamento ad una possibile professione.

Visitiamo gli ambienti costruiti grazie alle adozioni a distanza e al 5x1000. Un salone centrale funge da punto di incontro per comunicazioni, celebrazioni e per il fondamentale pasto di mezzogiorno. Poi ci sono quattro aule costruite su due piani, che sovrastano la favela: la sala di alfabetizzazione, quella della musica (i bambini hanno particolare attitudine alla musica), delle professioni, la panetteria, dove ogni giorno viene cotto il pane per tutta la favela.

L’amore si fa servizio e condivisione

Dall’esterno possiamo ammirare lo splendido paesaggio segnato dal rio Cachoeira, che contrasta con le case fatiscenti, costruite con cartoni e lamiere di recupero o, nel miglior dei casi, con mattoni di fango.

Queste sono inserite nel verde della vegetazione, che sembra attutire la sensazione di povertà del luogo.

Tutto comunque è in ordine, pulito, l’erba tagliata di fresco, anche per difendersi dagli insidiosi serpenti che trovano facile accesso con l’erba alta.

“Bello e commovente”, è la prima reazione di Elena e Beppe, due amici milanesi venuti con noi per rendersi conto dal vivo della situazione nella quale operiamo. “Avevamo sentito parlare di questi centri di accoglienza, ma mai avremmo pensato che la realtà fosse così dura”.

Per i bambini è un giorno di festa e la bellezza di queste anime vibranti di felicità esprime bene l’amore che si fa servizio, condivisione, attenzione a queste realtà.



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